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mercoledì 4 marzo 2026

Via Parigi 2015 al Col Mat

Relazione attinente all'arrampicata sulla via di roccia "Parigi 2015" al Col Mat effettuata in data 9 novembre 2025 da Toso e Chi@rini

C'è solo una cosa da fare più volte senza stancarsi.
[Mauro Corona, Lunario Sentimentale, 
Mondadori 2024, p. 185]




La via "Parigi 2015" al Col Mat

Itinerario automobilistico: Dal paese di Pieve d'Alpago (vedi indicazioni al termine di questo post), si seguono le indicazioni per Rifugio Dolada e si parcheggia l'auto nel parcheggio dello stesso Rifugio  dove, sostanzialmente, finisce la strada asfaltata.

Avvicinamento: Dal parcheggio del Rifugio Dolada, si scende lungo la strada asfaltata e al primo tornante si imbocca un sentiero in discesa. Ci sono delle indicazioni segnaletiche dove, la più piccola, indica "Parigi 2015". Scendere lungo il sentiero e, dopo pochi minuti, si incontra un bivio segnalato da un ometto (sasso su cui è disegnata una spirale). Imboccare la labile traccia sulla sinistra, ignorando quindi, il sentiero che continua a scendere. La traccia che si percorre è, sostanzialmente, un percorso a mezza costa che si destreggia tra i faggi, segnalato da ometti e vernice rossa con il disegno di impronta di cane. Quando i faggi si diradano, nei pressi di prati ripidi, si vedono in alto a sinistra le placche dove si trova la via "Parigi 2015". Abbandonare quindi la traccia di sentiero che diviene sempre più labile, e risalire in direzione delle placche cercando il percorso migliore. La prima parte è piuttosto ripida ed insidiosa (presenza di erba scivolosa), mano a mano che ci si avvicina alle rocce, il percorso diventa più tranquillo. Puntare all'evidente canale dove, proprio a ridosso delle rocce, inizia la via.

L'attacco della via Parigi 2015

Dislivello di avvicinamento: 100 m. circa, tra salita e discesa;

Tempistica di avvicinamento: 45 minuti;

Lunghezze:  7;

Dislivello in arrampicata: 200 m. circa;

Quota di partenza (avvicinamento): 1494 m.s.l.m. circa (Rifugio Dolada);

Quota di partenza (arrampicata): 1500 m.s.l.m. circa;

Quota di arrivo: 1700 m.s.l.m. circa;

Difficoltà: 6b;

Soste: Tutte con due spit uniti da catena;

Esposizione: Sud;

Vie di fuga: In doppia dalla via;

Tipo di roccia: Calcare;

Materiale: Normale dotazione alpinistica per le vie di stampo plasir, portare 16 rinvii;

Tempo di arrampicata: 3 ore;

Punti di appoggio: Rifugio Dolada;

Discesa: In doppia dalla via con tre calate in corda doppia utilizzando mezze corde da 60m.;

Attacco: Alla base dell'evidente canale che solca le placche dividendo in due parti la parete. Targhetta metallica con il nome della via Parigi 2015 alla base; 

Relazione:

Primo Tiro (5c, 40 m.): Risalire l'evidente canale seguendo gli spit. La via tende a destra e prosegue lungo un diedro. L'arrampicata è resa insidiosa dalla presenza di erba e da qualche scaglia instabile. Le protezioni su questo primo tiro sono buone. Sosta su due spit uniti da catena (S1);

La partenza del primo tiro

La seconda parte del primo tiro

La prima lunghezza vista dalla sosta

Secondo Tiro (5b, 25 m.): Proseguire lungo il diedro, sempre insidiato dall'erba. La parte finale del tiro si sviluppa su alcune scaglie instabili che si trovano sulla destra. Si esce su una comoda cengia dove si sosta su spit e catena (S2);

La seconda lunghezza vista dalla sosta

Terzo Tiro (5c, 25 m.): Qui inizia il divertimento. Si traversa nettamente a sinistra per placca (ignorare gli spit che salgono sopra la sosta, è una variante). Quando si intercetta una stupenda rigola, a circa 10m. dalla sosta, la si risale con arrampicata splendida fino ad intercettare la sosta su due spit uniti da catena (S3);

Il traverso iniziale del terzo tiro

Sulla terza lunghezza

La meravigliosa rigola del terzo tiro

Quarto Tiro (6b, 25 m.): Proseguire in verticale lungo la rigola, poi, poco prima che la rigola finisca contro una cengia erbosa, traversare a destra con arrampicata tecnica su placca e microtacche. Il traverso è connotato da una difficoltà prevalente di 6a, con qualche passo di 6b. Le protezioni sono molto vicine, tanto che il traverso, in caso di necessità, si riesce a fare quasi tutto azzerando. Sosta su due spit uniti da catena (S4);

Il traverso in placca del quarto tiro

La prima parte del quarto tiro vista dall'alto

Il quarto tiro visto dalla sosta S4

Il traverso del quarto tiro visto da S4

Quinto Tiro (6b, 20 m.): Arrampicare in verticale sopra la sosta, superare un evidente aggetto che oppone un passo deciso, ma ben protetto (6b) eventualmente azzerabile. Poi proseguire sulla successiva rigola che, qualche metro prima della sosta, oppone un paio di movimenti delicati (6b), ma anche qui molto ben protetti ed, eventualmente, azzerabili. Sosta su due spit e catena (S5);

La quinta lunghezza

Sul passo chiave del quinto tiro

Sesto Tiro (6b+, 20 m.): Traversare a destra seguendo la linea degli spit, al termine del breve traverso (5m. circa) si risale la placca che si destreggia tra alcuni ciuffi erbosi e si raggiunge un bombè che richiede un passo delicato (6b+), poi sempre su placca, si arriva in sosta su due spit e catena (S6). Questa lunghezza ha una difficoltà prevalente di 6a+ con un paio di passi di 6b+, il tutto ottimamente protetto ed eventualmente azzerabile;

La prima parte (traverso) del sesto tiro

La sesta lunghezza vista da S6

Sul passo chiave della sesta lunghezza

La parte finale del sesto tiro

Settimo Tiro (6b+, 20 m.): Andare verso destra e poi risalire la placca fino in sosta su due spit e catena (S7). I passi di 6b+ si trovano nella seconda parte del tiro;

La placca della settima lunghezza

Il settimo tiro visto dall'alto

Discesa: Dall'ultima sosta, con una calata (con due mezze corde da 60m.) si arriva a S2. Da qui si può fare una calata, sempre con due mezze da 60m., fino alla base della via, scendendo lungo l'evidente canale che si apre sotto S2. Quindi, senza scendere lungo i due tiri iniziali. Attenzione che le corde arrivano giuste giuste alla base, se si scende con una sola calata da S2. In caso di dubbi fare due calate lungo i primi due tiri della via.

L'ultima calata, direttamente da S2 alla base


Considerazioni finali: La via Parigi 2015 al Col Mat è una bella via di tipo plasir che richiede un'arrampicata di placca su microtacche. Le prime due lunghezze sono un po' insidiose sia per la presenza di erba, sia per la presenza di qualche scaglia instabile. Il resto della via, invece, regala un'arrampicata stupenda e divertente. La protezioni, lungo tutta la via, sono molto buone. In particolare, a partire dal terzo tiro, la posizione degli spit è molto ravvicinata, stile palestra indoor e, quasi sempre, da uno spit si riesce a posizionare il rinvio successivo. Detto ciò, consiglio di fare questa via a chi padroneggia il grado, per poter divertirsi stando anche in tempi ragionevoli. Se si inizia a tirare rinvii e a farsi bloccare ad ogni passo duro, si rischia di doversi ritirare senza finire la via. Attenzione, infine, al sentiero di avvicinamento che, soprattutto nei prati antistanti la via, è piuttosto insidioso, in particolare in fase di ritorno. Consigliata nelle mezze stagioni.




Riferimenti Bibliografici:
Cartine: Alpago-Cansiglio Piancavallo-Valcellina, 1:25.000, Tabacco Ed., Foglio 012





giovedì 7 febbraio 2013

Forcella Palantina Bassa (1778 m.s.l.m.) - Ski Alp

Foresta del Cansiglio - Alpago - Belluno - Veneto 

Relazione attinente alla gita di Sci alpinismo effettuata il 19 gennaio 2013 da Toso e B.C.


Alpinista è chi sente il richiamo della montagna anche dopo periodi di distacco. 
(Silvia Metzeltin) 


In lontananza il Pelmo

Località di Partenza: Nei pressi della Malga di Pian Grande (1200 m.s.l.m.);
Località di Arrivo: Forcella Palantina Bassa (1778 m.s.l.m.);
Dislivello: 600 m. circa;
Tempistica: 2 ore e 30 minuti (il tempo da noi impiegato);
Difficoltà: MS;
Esposizione: Nord-Ovest prevalente;
Punti di Appoggio: Nessuno;
Percorso Automobilistico: Dal paese di Tambre (vedi Ubicazione alla fine di questo post) seguire le indicazioni per Sant'Anna e Col Indes. Giunti a Col Indes proseguire sulla strada asfaltata in salita per circa 500 m fino ad arrivare nei pressi della Malga di Pian Grande ove si posteggia la macchina. Da qui si prosegue, con gli sci ai piedi, lungo la carrareccia che, a questo punto, dovrebbe essere innevata;
Discesa: Dal percorso di salita.


In partenza si percorre la carrareccia che entra nel bosco


Relazione: Si inizia la scialpinistica lungo la carrareccia innevata che s'intrufola nel bosco. Dopo pochi minuti si esce dal bosco e ci si ritrova a percorrere la strada avendo sulla sinistra una staccionata in legno e a destra un filo spinato.

Lungo la carrareccia


Nel volgere di poche decine di metri si trova, sulla destra (nei pressi di una curva a sinistra della sterrata), un cancello in legno che permette di superare il filo spinato. In questo modo si prosegue sul fondo di un dolce declivio avendo a sinistra il filo spinato e di fronte, in lontananza, una grande faggeta.


Il cancelletto ove si abbandona la carrareccia

Dobbiamo puntare verso questo bosco. Se alziamo lo sguardo alla nostra sinistra vediamo il panettone innevato della Cima Vacche. Davanti a noi, sopra gli alberi in lontananza, si stagliano le vette della Cima di Palantina e del Monte Colombera.


Cima Vacche


Al centro il Cimon di Palantina a destra il Monte Colombera

In pochi minuti si arriva in un bel altopiano innevato ove sorgono alcune baite. Si prosegue in falsopiano, lasciando alla nostra sinistra le baite e puntando sempre in direzione della macchia. Superando un secondo cancelletto in legno si entra nella faggeta. (Presenza di cartelli indicatori).



L'altopiano da percorrere prima di entrare nella foresta del Cansiglio

Le casere dell'altopiano che lasceremo sulla sinistra sopra di noi

Ora siamo dentro una splendida foresta di alti faggi. Si tratta della famosa foresta del Cansiglio. Il posto è estremamente suggestivo e la leggenda vuole che il legno di questi faggi sia stato usato per costruire Venezia.


Dentro la splendida foresta del Cansiglio

Se la traccia è battuta si prosegue sulla pista, altrimenti si deve avere l'accortezza di seguire i numerosi segni bianchi e rossi presenti sugli alberi (sentiero 923). Si consideri che la pendenza non è mai eccessiva e la direzione da seguire è Est.



Nel volgere di una ventina di minuti si trova un tratto, di una ventina di metri, da percorrere in discesa. Conviene memorizzare questo punto perché sarà solo qui che, al ritorno, potremo togliere definitivamente le pelli. Arriviamo, così, ad un bivio individuabile da alcuni cartelli indicatori. Seguire l'indicazione per Casera Palantina, ovvero volgere a destra in leggera discesa.



Nel volgere di altri 20 minuti si arriva nei pressi di Casera Palantina (1508 m.s.l.m.). Si esce dal bosco e ci si ritrova al cospetto di una radura al cui centro sorgono i ruderi della Casera Palantina. Tutt'intorno si possono distinguere tre vette: Cimon di Palantina (2190 m.s.l.m.) e Monte Colombera (2066 m.s.l.m.) alla nostra sinistra, Monte Forcella (1902 m.s.l.m.) al centro.


Nei pressi della Casera Palantina, al centro Cimon di Palantina
a destra Monte Colombera

Si raggiunge la Casera e si prosegue in direzione est puntando alla destra del Monte Forcella. La nostra meta, la Forcella Palantina Bassa, non è ancora visibile. Si deve salire ancora per circa 20 minuti prima di arrivare al cospetto del canale che termina proprio alla Forcella. A questo punto si procede a vista puntando alla sella. Sarà necessario fare qualche pertichetta, soprattutto nei pressi della Forcella Palantina Bassa. Comunque nulla di impossibile.


In rosso il percorso da seguire

Finalmente si riesce ad intravedere la meta: Forcella Palantina bassa

Arrivati alla Forcella si schiude, davanti a noi, un bell'altopiano. Se volgiamo lo sguardo verso il percorso appena fatto, sulla linea dell'orizzonte si possono scorgere le dolomiti e l'incofondibile trono del Pelmo. Alla nostra sinistra, con pochi metri di dislivello, si potrebbe arrivare in vetta al Monte Forcella. Purtroppo noi avevamo poco tempo e quindi ci siamo accontentati di arrivare alla Forcella.

Lo strappo finale per la Forcella

Foto di rito alla Forcella Palantina bassa


Discesa: Fino alla Casera Palantina bella sciata sul percorso fatto in salita. Fare attenzione al versante a destra (scendendo) del Monte Forcella. Dicono che scarichi. Dalla Casera conviene ripellare e seguire il percorso fatto in precedenza all'interno della foresta del Cansiglio. Le pelli noi le abbiamo tolte una volta superata l'ultima salita (che all'andata avevamo memorizzato) poco dopo il bivio con cartelli indicatori.
Poi si scende, praticamente senza spingere, fino alla macchina.


B.C.

Considerazioni finali: Gita facile ma che permette di scoprire la meravigliosa zona dell'Alpago e della Foresta del Cansiglio. Non aspettarsi indimenticabili discese. E' bella quella che dalla Forcella porta alla Casera. Per il resto si tratta di una discesa nel bosco su percorso pressoché obbligato. Fino alla Casera Palantina il percorso è molto vocato per i ciaspolatori. Noi comunque siamo stati molto soddisfatti soprattutto per l'aspetto esplorativo e conoscitivo della zona. Era la prima volta che andavamo in Alpago e devo dire che è stata proprio una gran bella sorpresa.
Dato lo scarso dislivello e la relativa sicurezza del percorso è un giro alla portata di tutti.
Noi abbiamo avuto anche la fortuna di trovare due simpatici ciaspolatori che ci hanno accompagnato fino alla casera indicandoci la via da seguire fino alla Forcella Palantina.


Il Monte Forcella dalla Forcella Palantina bassa

La B.C. in arrivo alla Forcella Palantina