Relazione attinente alla scalata del 21 giugno 2011 di Ste e Toso
Prima scalata: 30 agosto 2006 Ste e Toso;
Ripetizioni: 29 aprile 2010 Toso e Fabri;
15 maggio 2010 Toso e Balza (uscita del corso di alpinismo Cai Corsico).
Premessa: Era il 30 agosto 2006 quando, partendo alle 13.00 dagli "Ananas" di Cinisello, io e lo Ste abbiamo realizzato la nostra prima ascensione in ambiente (Vedi Relazione). La meta prescelta era la via Marimonti alla Torre Cecilia sul gruppo della Grignetta. Lui aveva già scalato quelle rocce alcuni mesi prima, durante il corso di alpinismo. Io no, nonostante avessi fatto lo stesso corso (e proprio lì ho conosciuto Ste). Quell'anno, per concludere degnamente un'indimenticabile estate di roccia (falesia) avevamo deciso di provare una bella via classica in Grignetta. La scelta della Torre Cecilia fu pressochè ovvia.
Della mia prima via in ambiente ricordo che, nonostante la splendida giornata di sole, spirava un vento forte e gelido. Io, che in quel periodo ero piuttosto "falesiaro", non avevo portato alcun capo di abbigliamento pesante.... Per fortuna, Ste aveva una felpa in più....
Ricordo che al secondo tiro non riuscivo a trovare la via (e già... qui non c'è mica una fila di bottoni d'acciaio ad indicarti la giusta direzione.....)
Ricordo che sulla cresta che congiunge il Cinquantenario alla Cecilia, la corda si era fatta durissima.... Certo, a quel tempo non sapevo cosa volesse dire allungare un rinvio per non creare attrito (.... figurarsi che adesso, pur sapendo cosa vuol dire, sbaglio comunque la scelta del luogo ove allungarlo....)
Ricordo che mi aveva fatta non poca impressione il vuoto da scavalcare, sempre sulla medesima cresta, per superare il canale che separa i due corpi rocciosi.
Ricordo la "tenuta" che avevo fatto allo Ste quando, sul passaggio chiave, aveva deciso di saggiare la solidità del chiodo.
Ricordo l'ultimo tiro, che mi era sembrato così esposto, anche se ben ammanigliato... Non l'ho più ritrovato, quel tiro... Tutte le volte che poi sono tornato sulla Marimonti quell'ultima lunghezza non è più stata così adrenalinica, così esposta, così emozionante, come quella prima volta....
Ricordo, perchè ce l'ho ancora appeso all'imbrago, un moschettone pesantissimo a ghiera, di ferro, ritrovato su uno spit nel penultimo tiro, probabilmente usato per una fuga inaspettata da una cordata messa peggio di noi...
Ricordo il magnifico panorama dalla vetta, con il tramonto che infuocava l'occidente, una visibilità eccelsa che arrivava fino alla piramide del Monviso...
Ricordo il gestore del Rifugio Rosalba che aveva seguito le nostre (mediocri) evoluzioni e che ci disse che avevamo scelto la giornata più fredda dell'estate....
Ricordo che dopo essere scesi ai Resinelli siamo andati a bere una birra dal mio amico Marco Airoldi, che allora gestiva il Rifugio Sel.
Ricordo che appena ritornati alla civilità, il mio cellulare è squillato e qualche collega mi ha avvertito che quel pomeriggio avrei dovuto lavorare perchè avevo fatto un cambio turno....
La mia prima via d'ambiente, quel 30 agosto del 2006, non solo non potrò mai dimenticarla, ma si è rivelata una pletora di grandi emozioni.
Per tutte queste ragioni, ma soprattutto per suggellare una grande amicizia, una fratellanza di corda, che io e Ste abbiamo deciso di ripetere la via ad un lustro di distanza....
Dati tecnici salita:
Itinerario automobilistico: Dalla strada statale 36 che da Milano conduce a Lecco, appena superata la galleria del Mote Barro, prendere la seconda uscita con indicazioni per la Valsassina (SS36dir) che conduce, dopo parecchi chilometri, la maggior parte dei quali percorsi in galleria, alla rotonda di Ballabio. Da qui prendere la seconda uscita a destra che conduce al Pian dei Resinelli. Arrivati all'ampio parcheggio del Pian dei Resinelli proseguire, sempre con la vettura, fino al suo termine, svoltare a destra e percorrere la strada in discesa per circa 1 km. Sulla destra si incontra la via alle Foppe, imboccarla fino a quando diventa sterrata e s'incontrano sulla destra alcuni spiazzi per posteggiare l'auto. Da qua si prosegue a piedi seguendo le indicazioni per il Rifugio Rosalba.
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Evidenziato in blu il percorso da farsi con l'auto dal Pian dei Resinelli al parcheggio ove inizia il sentiero de Le Foppe |
Avvicinamento: Io e Ste abbiamo iniziato a camminare alle 14.40 e siamo arrivati all'attacco alle 15.50. Siamo saliti lungo il sentiero dei morti, ma si può anche salire lungo il sentiero delle Foppe. La differenza tra i due è che il primo è più ripido e quindi più diretto. Un'altra differenza consiste nel fatto che il sentiero dei morti, passando proprio sotto il Torrione del Cinquantenario, conduce a pochi metri dall'attacco della Via Marimonti.
Dal sentiero dei morti, dopo aver superato le pareti del Cinquantenario, si prosegue nella salita per altri 5-10 minuti, fino a quando si incontra una traccia che conduce a destra verso il ciglio detritico di un canalone. Il Rifugio Rosalba è proprio davanti a noi a non più di 5-10 minuti di salita. Ci si abbassa nel canale e si arriva proprio all'attaco della via. L'attacco è contraddistinto da una macchia rossa, piuttosto sbiadita, sulla parete rocciosa, proprio vicino ad una caratteristica doppia fessura. Spiegare come arrivare all'attacco non è facilissimo, a causa della mancanza di riferimenti peculiari del territorio, però la foto dovrebbe aiutare.
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L'attacco della Via Marimonti |
Dislivello di avvicinamento: 500 m. circa;
Lunghezze: 6 tiri fino alla vetta del Cinquantenario (ma è possibile concatenare le 2 lunghezze centrali); altri 3 tiri fino in vetta al torrine Cecilia (quindi 9 tiri complessivi con una calata in doppia dalla vetta del cinquantenario);
Dislivello in arrampicata: 150 m. circa;
Difficoltà: IV°+;
Soste: Attrezzate a spit (qualcuna anche con catena);
Esposizione: sud-ovest;
Tipo di roccia: Calcare;
Materiale: Normale dotazione alpinistica per arrampicata in ambiente. Consigliato set di friends e nuts e consigliate (ma non obbligatorie) le mezze corde;
Tempo di arrampicata: Le varie relazioni danno 2 ore e mezza, noi c'abbiamo impeigato 4 ore alla vetta + 1,5 ore per arrivare alla base (1 calata in doppia);
Discesa: Dal versante Ovest (Normale alla Cecilia) con 1 doppia (avendo le mezze) o due con la corda intera;
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La torre Cecilia ed il Cinquantenario visti dal Sentiero dei Morti |
Relazione: Come dicevo, arrivare (e trovare) all'attacco della via potrebbe essere l'unica difficoltà dell'itinerario descritto. E' infatti una meta molto frequentata dalle scuole di alpinismo e, pertanto, molto consigliata per chi voglia iniziare a muoversi in ambiente.
Attacco della via: Le due foto credo possano aiutare...
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L'attacco della via. Vi sono, anche, degli sbiaditi puntini rossi |
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Il tracciato azzurro indica il percorso che dal sentiero dei morti conduce all'attacco della Via Marimonti |
Prima Lunghezza (III°, 15 m., 3 fix): Si risale la facile fessura portandosi verso lo spigolo, lo si supera e poco dopo si trova la sosta con fix e catena. Sull'intero tiro dovrebbero esserci (se non ricordo male) 3 resinati. Non c'è necessità di utilizzare protezioni veloci.
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Lo Ste affronta, pugnace, il primo tiro. |
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Il traverso del secondo tiro. |
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Lo Ste sul concatenamento del 3° e 4° tiro |
Quinta Lunghezza (III°, 15 m.): Il tiro si caratterizza di un traverso, senza difficoltà ma un po' esposto, che seguendo una cengia conduce sul ballatoio ghiaioso (largo e comodo) ai piedi della parete nord-est del Cinquantenario. Se non ricordo male sull'intera lunghezza c'è solo un resinato, ma francamente non se ne sente la mancanza. Io non ho messo alcuna protezione ed ho sbagliato, perchè è pur sempre un traverso che crea difficoltà al secondo...
Si sosta su due spit privi di catena.
Qui ci si affaccia direttamente sulla parete gialla, liscia e strapiombante della Torre Cecilia.
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La Sud della Cecilia vista dal Cinquantenario |
Quest'ultima può giocare qualche brutto scherzo... Ricordo che la prima volta che sono arrivato in cima a questa torre, il Fabri mi disse: "Ho tirato tutto quello che potevo tirare..." ed io, d'altro canto, avevo la sensazione che la parete del Cecilia ci cadesse adosso e che la cima dove eravamo si muovesse....
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La linea di arrampicata al Cinquantenario |
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In vetta al Cinquantenario |
Discesa dal Cinquantenario: Dalla vetta ci si cala con una doppia fino alla sosta precedente, da cui partiremo per affrontare la cresta che conduce alla parete vera e propria del Cecilia.
Lo Ste in azione sull'ultima lunghezza del Cinquantenario. Si noti come verticalità ed esposizione siano peculiari di questo tiro |
Settima Lunghezza (IV°, 30 m): Dalla sosta alla base del Cinquantenario si prosegue in direzione Nord-Ovest (verso la Cecilia) affrontando il facile muretto iniziale dell'evidente cresta. Su questo muro si trova un resinato. La cresta io l'ho sempre affrontata tenendomi sul versante occidentale (ovvero a sinistra rispetto al filo). Si trova anche un altro resinato dopo qualche metro. Da qui in poi conviene tenere i rinvii piuttosto lunghi, onde evitare che la corda faccia angoli acuti e diventi pesante. Il passaggio più delicato della cresta è quello che prevede di disarrampicare per pochi metri fino a scavalcare un profondo canalone e aggrapparsi così all'avamposto roccioso che pare appoggiato alla parete gialla della Cecilia. Gli ultimi 4 metri di arrampicata si svolgono proprio su questa struttura rocciosa ed oppongono passaggi di IV° un po' esposti, anche un po' sporchi di detriti, ma protetti da un provvidenziale fix che ho sempre guardato con un sorriso... Si sosta su fix, su comodo terrazzo nei pressi di un evidente intaglio roccioso.
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Il Torrione del Cinquantenario. In primo piano si distingue parte della cresta del settimo tiro |
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Gli ultimi metri della settima lunghezza |
Dalla sosta la via prosegue in verticale. Non ci sono dubbi sulla linea da seguire data la presenza di chiodi e resinati. Dopo pochi metri s'incontra il passaggio chiave di tutta la via. Una lama leggermente strapiombante. Ci si deve appigliare all'ottima roccia e spostare il peso del corpo verso sinistra. Ci sono sia appigli che appoggi, ma il tutto è piuttosto esposto. Superato l'ostacolo le difficoltà si abbattono (e vengono meno i chiodi che indicano la via). Ci si deve tenere in un primo tempo a destra e al chiodo successivo ci si deve tenere a sinistra. Vinto un ultimo gradino si vede la sosta con catena.
Dalla nuova sosta, Ste mi ha recuperato ed io sono salito da secondo fino a fargli la foto riportata sotto (ma senza andare da lui). Quindi ho proseguito l'arrampicata da primo, ho raggiunto la sosta ed ho continuato sull'ultimo tiro. Di fatto ho concatenato l'ultmo tiro con l'ultimo quarto della penultima lunghezza. Sconsiglio nella maniera più assoluta di fare una cosa del genere!! Infatti sono giunto in sosta a corda pressochè finita e facendo una fatica immensa dati gli angoli che si vengono a formare.
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La sosta "inventata" da Ste sull'ottavo tiro |
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Lo Ste all'uscita dell'ultimo tiro. Il Rifugio Rosalba sullo sfondo |
Discesa in doppia
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Il sentiero che dalla vetta conduce alle soste attrezzate per le calate in doppia |
Considerazioni finali: Via super consigliata ( e super frequentata) per chi voglia iniziare a muovere i primi passi in ambiente, anche da capocordata, imparando ad usare le protezioni veloci. Via nel complesso carina e di soddisfazione, non particolarmente lunga, infatti le lunghezze sono corte e qualcuna può essere concatenata...
Attualmente credo sia la via che ho ripetuto più volte...
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Foto di rito in vetta |
Bibliografia:
Testi: P. Corti, M. Anghileri, Grignetta, un secolo di arrampicate, Casa Editrice Stefanoni, Lecco (2003), pp. 46, 47
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