domenica 16 agosto 2026

Via DiroDero alle Placche di Val Collina

Alpi Carniche, Timau (UD), Friuli

Relazione attinente all'arrampicata sulla via di roccia "DiroDero" alle Placche Val di Collina effettuata in data 12 luglio 2026 da Toso, GM e Falvio. Precedenti ascensioni: 16 agosto 2024 con Chiarini

"[...] era veramente raro scegliere vie con difficoltà inferiori al V
perchè altrimenti "erano giorni persi."
[Franco Soave, Pierluigi Bini, quando eravamo rotti e stracciati,
su Le Alpi Venete, primavera-estate 2025, p. 41]

Il tracciato, indicativo, della via DiroDero

Itinerario automobilistico: Da Timau (Vedi Ubicazione al termine di questo post) si sale in direzione del Passo di Monte Croce Carnico. Giunti al terzo tornante, abbandonare la strada asfaltata e, sempre con la macchina, risalire la strada forestale fino al suo termine (circa 20 minuti) nei pressi della Casera Val di Collina;

Avvicinamento: Dalla Casera Val di Collina, imboccare l'accennato sentiero in direzione del bosco alla base delle evidenti placche calcaree. Arrivati alla base delle rocce, seguire, per una decina di metri, il sentiero a destra. La via Dirodero è l'ultima a destra della parete, si identifica da un cordone su clessidra e poi inizia la linea degli spit;

Dislivello di avvicinamento: 50 m. circa;

Tempistica di avvicinamento: 10 minuti circa;

Lunghezze: 4;

Dislivello in arrampicata: 100 m. circa;

Quota di partenza (avvicinamento): 1445 m.s.l.m. Casera Val di Collina;

Quota di partenza (arrampicata): 1500 m.s.l.m. circa;

Quota di arrivo: 1600 m.s.l.m.;

Difficoltà: 6a;

Soste: Resinati da unire;

Esposizione: Sud;

Vie di fuga: In doppia dalla via;

Tipo di roccia: Calcare;

Materiale: Normale dotazione alpinistica per le vie multipitch di tipo plasir. Portare anche un paio di friend medio-grandi;

Tempo di arrampicata: 1,5 ore;

Punti di appoggio: Strutture di accoglienza al paese di Timau, al Passo Monte Croce Carnico ed eventualmente Rifugio Marinelli (2122 m.s.l.m.);

Discesa: 2 calate in corda doppia lungo la via di salita;

Attacco: L'attacco della via "DiroDero" alla Placche di Val Collina si identifica perchè è l'ultima linea degli spit, a destra della parete, inoltre vi è un cordone su una clessidra come prima protezione prima che inizino gli spit;

La clessidra dell'attacco della via DiroDero
alle Placche di Val Collina

Relazione
Primo Tiro (6a, 20 m.): Risalire l'articolata parete seguendo la linea degli spit posta in verticale sopra la clessidra d'attacco. Mano a mano che si sale, la parete diventa leggermente aggettante, e richiede un'arrampicata fisica e decisa, con un'uscita convinta. Forse un 6a+ ci poteva anche stare. La distanza tra gli spit di questa lunghezza è da falesia. Sosta su due resinati da unire (S1).
Variante al Primo Tiro (6c, 20 m.): A sinistra della clessidra, si dirama un'altra linea di spit che porta alla stessa sosta (S1) e che richiede un'arrampicata più impegnativa (6c). Questa è stata la prima linea originale degli apritori. Questa variante non è stata provata da chi scrive.


La prima lunghezza


L'uscita dal primo tiro

Secondo Tiro (5c, 30m.): Risalire la placca liscia posta sopra la sosta che richiede un'arrampicata tecnica d'aderenza (5c), raggiunto lo spigolo, arrampicare in direzione di un evidente diedro-camino. Affrontare e vincere il diedro-camino con arrampicata tecnica (5c), avendo cura di proteggersi con un friend medio-grande in quanto lo spit è piuttosto distante. Potrebbe risultare utile proteggere (con un cordino) anche l'uscita dal diedro, che avviene su rigola leggermente aggettante. Sosta su due resinati da unire (S2);

La liscia placca della seconda lunghezza

Il secondo tiro visto dall'alto

Terzo Tiro (5a, 20m.): Risalire la bella fessura posta sopra la sosta con direzione destrorsa. Primo spit piuttosto lontano, conviene, quindi, proteggere la prima parte della fessura con friend medio. Poi la via prosegue su placche, fessure e rigole fino ad arrivare in sosta su due resinati da unire (S3);

La fessura del terzo tiro

La prima parte del terzo tiro visto dall'alto


L'uscita della terza lunghezza su rigole

Quarto Tiro (5c, 20m.): Dalla sosta andare a destra e risalire la splendida placca soprastante fino a raggiungere un sistema di rigole meravigliose. Arrampicarle fino a giungere in sosta (S4). Dalla sosta S3 è anche possibile arrampicare in verticale verso un evidente spit (quindi non andando a destra) che poi riporta alla successiva linea di salita. In questo caso, il passo richiesto è tecnico su gocce e si attesta sul 6a. Se si segue la linea a destra, invece, la difficoltà è di 5c. In ogni caso, la distanza tra gli spit è da falesia. Entrambe le soluzioni sono state provate da chi scrive. 

La prima parte della quarta lunghezza

Le meravigliose rigole dell'ultimo tiro

Discesa:
Prima calata: Da S4 fare una calata in corda doppia da 45m. fino a S2;
Seconda calata: Da S2 fare una calata da 50m. fino alla base.


Considerazioni finali: La via DiroDero alle Placche di Val Collina è, a mio parere, il vero gioiellino di questa parete. Sa coniugare, infatti, l'impegno fisico del primo tiro, con l'arrampicata tecnica della seconda lunghezza e il divertimento puro, della progressione su stupende rigole calcaree, degli ultimi due tiri. Via divertente, assolutamente consigliata, da coniugarsi, eventualmente, con altre della parete, come la De Infanti-Simonetti di destra (Vedi relazione). Come indicato nella relazione, conviene portarsi un paio di friend medi, per proteggere alcuni passi insidiosi nella seconda e terza lunghezza. E' una via che, nonostante la sua brevità, non lascerà delusi se non nel fatto che si vorrebbe che ci fossero ancora, almeno, un paio di tiri in più. Magari su rigole carsiche. 




Riferimenti bibliografici: 
Attenzione, la parete delle Placche di Val Collina è stata oggetto di un'ottima manutenzione negli anni 2021-2022 e il miglior riferimento aggiornato sulle relazioni di tutte le vie della parete lo si trova sul sito di arrampicarnia.
Le guide cartacee, pubblicate prima della manutenzione, ovviamente, non sono aggiornate e potrebbe, quindi, risultare complicato individuare il giusto tracciato della via che si è scelto di fare. Tuttavia, le vie della parete sono tutte connotate da un carattere sportivo che le rende abbastanza interscambiabili. Si riportano, quindi, i rifermenti delle vecchie guide.

Testi: C. Piovan, E. Zorzi, S. D'Eredità, Alpi Carniche, Alpi Giulie, Alpine Studio e CAI Ed., Lecco 2016, p. 224;
E. Zorzi, C. Piovan, S. D'Eredità, IV grado e più Friuli occidentale, Idea Montagna ed., pp. 306 e ss.

Opuscoli: Karnisch Alpin Climbing Guide, opuscolo edito dall'Azienda di promozione turistica di Kotschach-Mauthen, 2010, p. 21;

Passo di Monte Croce Carnico, itinerari di arrampicata, opuscolo realizzato dalla Scuola di alpinismo e sci alpinismo Guide Alpine del Friuli- Venezia Giulia, ed. Moro, Tolmezzo, 2000;

Cartine: Alpi Carniche, Carnia Centrale, Tabacco ed., Foglio n. 09, 1:25.000;



lunedì 3 agosto 2026

Via Simon-Bea alla Torre dei Fiori

Torre dei Fiori, Gruppo del Peralba, Sappada (UD), Friuli Venezia Giulia

Relazione attinente all'arrampicata sulla via di roccia "Simon-Bea" alla Torre dei Fiori effettuata in data 06 luglio 2026 da Toso e Flavio

"[...] gli alpinisti bravi, quelli bravi sul serio,
non diventano mai famosi [...]"
[Andrea Gennari Daneri, Mangart, 
Pareti e Montagne ed., Parma 2015, p. 29]




Itinerario automobilistico: Da Cima Sappada (UD) - Vedi Luogo alla fine di questo post- si imbocca la stradina per Sorgenti del Piave (indicazioni). Dopo diversi chilometri di strada stretta e tornanti, si parcheggia nei pressi della carrareccia che conduce al Rifugio Calvi (indicazioni). Già dal parcheggio (1815 m.s.l.m) si vede la Torre dei Fiori (2285 m.s.l.m.), posta alla destra della Torre Peralba.



Avvicinamento: Si sale, a piedi, lungo la sterrata che conduce al Rifugio Calvi. Giunti nei pressi della costruzione (casetta) della cava di marmo, a circa 2018 m.s.l.m., si abbandona la carrareccia e ci si dirige verso la Torre dei Fiori, oramai a portata di mano, rimontando il ripido prato intervallato da ghiaie. Giunti al cospetto delle rocce della Torre dei Fiori, individuare l'attacco che si trova nei pressi di un accennato spigolo alla cui base, sulla destra, si trova una lapide;

Dislivello di avvicinamento: 250 m. circa;

Tempistica di avvicinamento: 30 minuti;

Lunghezze: 8;

Dislivello in arrampicata: 200 m. circa;

Quota di partenza (avvicinamento): 1815 m.s.l.m. circa, dove si parcheggia l'auto;

Quota di partenza (arrampicata): 2150 m.s.l.m. circa;

Quota di arrivo: 2285 m.s.l.m. circa, cima della Torre dei Fiori;

Difficoltà: 6b+;

Soste: Quasi tutte su due spit da unire;

Esposizione: Sud-Est;

Vie di fuga: In doppia dalla via;

Tipo di roccia: Calcare;

Materiale: Normale dotazione alpinistica per le vie di stampo classico, con tutto il necessario per integrare le protezioni esistenti;

Tempo di arrampicata: 4 ore;

Punti di appoggio: Rifugio Calvi (2164 m.s.l.m.) e Rifugio Sorgenti del Piave (1830 m.s.l.m.);

Discesa: Un po' laboriosa, richiede tre calate in corda doppia e discesa a piedi per prati e ghiaie dal versante opposto a quello di salita;

Attacco: Alla base di uno spigolo dove si trova, a destra dello stesso spigolo, una lapide. Si vedono alcuni spit già dalla base;

Il punto rosso indica l'attacco della via Simon Bea

Relazione:

Primo Tiro (5a, 30 m.): Si risale lo spigolo, con percorso abbastanza logico, fino al suo termine. Vi è qualche spit lungo il tiro, possibilità di integrare le protezioni esistenti. Roccia, a volte, non proprio solidissima. Sosta su due spit (possibilità di calarsi in corda doppia);

Lo spigolo del primo tiro

Sul primo tiro della Simon Bea

Secondo Tiro (6b, 35 m.): Dalla sosta andare a sinistra ed affrontare l'evidente diedro, arrampicando, successivamente, su una bella placca lavorata che è ben protetta dagli spit. Le difficoltà sono mediamente sul 6a con un passo un po' più impegnativo (6b) nei pressi degli ultimi due spit. Poi la via prosegue a sinistra, su difficoltà più basse (5b-5c) ma su roccia priva di protezioni (possibilità di usare protezioni veloci). Ultimo passo delicato (5c), qualche metro prima di arrivare in sosta, su roccia da maneggiare con cura, impossibile da proteggere, con ultima protezione su friend piuttosto lontana (4 m.). Sosta, sulla sinistra, su due spit con possibilità di calata;

Il diedro e la placca del secondo tiro

La parte finale (5c sprotetto) del secondo tiro

Terzo Tiro (IV°, 25 m.): Andare a sinistra della sosta, su terreno facile, s'incontra un fittone che appartiene ad altra via e si prosegue lungo lo stretto canale fino ad incontrare il singolo spit di sosta (possibilità di calarsi);

La prima parte del terzo tiro

La seconda parte della terza lunghezza

Quarto Tiro (6a, 30 m.): Arrampicare sulla bella parete verticale che si innalza sulla sinistra della sosta. Lunghezza protetta molto bene a spit, con difficoltà che si aggirano, mediamente, sul 6a. Forse un passo leggermente più impegnativo (6a+) verso metà tiro. Sosta su spit e chiodo, con possibilità di calata;

La parete della prima parte del quarto tiro

La parte finale della quarta lunghezza

Quinto Tiro (6b, 30 m.): Andare a sinistra della sosta e affrontare la bella placca ottimamente protetta a spit. La seconda parte della lunghezza è caratterizzata da placche particolarmente lisce che richiedono movimenti d'aderenza (6b) protetti molto bene. Uscita su terreno facile, ma insidioso. Sosta su singolo spit comprensivo di maglia rapida per eventuale calata;

La placca iniziale della quinta lunghezza

La seconda parte del quinto tiro

La prima parte del quinto tiro vista dall'alto

L'uscita dal quinto tiro

Sesto Tiro (6b+, 30 m.): Arrampicare sulle rocce articolate che s'innalzano sopra la sosta. Spit ravvicinati nei primi metri con difficoltà sul 6b+. Poi le difficoltà si abbassano, rimanendo però sempre sul 6a-5c e gli spit si distanziano. La via, dopo i primi metri, tende leggermente a sinistra. L'uscita è su roccia non proprio solidissima. Sosta su due spit con possibilità di calata;

Le rocce articolate del sesto tiro

L'uscita dalla sesta lunghezza

Settimo Tiro (5b, 50 m.): Dalla sosta andare a sinistra, in discesa, superare il facile canale e affrontare la placca dove vi è uno spit. Poi andare a destra e affrontare il lungo diedro-camino, che richiede di essere protetto con qualche protezione veloce, fino al suo termine. Vi è qualche spit lungo il tiro, in particolare, due spit proteggono un passo impegnativo (passo chiave del tiro) che richiede un deciso spostamento a sinistra per poi riprendere la linea del diedro fino alla sosta su due spit con possibilità di calata.

La prima parte della settima lunghezza

Sul passo chiave del settimo tiro

La parte finale della settima lunghezza

Ottavo Tiro (6b, 30 m.): Affrontare la liscia placca a destra della sosta, aggirare lo spigolo e arrampicare sulle successive rocce che paiono instabili, ma che, sorprendentemente, risultano solide. Protezioni a spit posizionate bene e vicine sui passi duri (6b). Poi la via prosegue più facile (ma su roccia da maneggiare con cura) fino ad intercettare una sosta su spit e chiodo. 

La prima parte dell'ottava lunghezza

Nono Tiro (III, 20 m.): Arrampicare verso l'alto, senza percorso obbligato, ma facendo attenzione all'instabilità delle rocce. Raggiunta la vetta della Torre dei Fiori, scendere per qualche metro, su percorso logico, fino ad individuare una sosta di calata.

Ultimo tiro

Discesa: Dalla sosta di calata a cui si è giunti con l'ultimo tiro, fare una calata in corda doppia (30 m.) giungendo ai piedi di uno stretto e incassato canale. Risalirlo per qualche metro fino alla forcella, dove si rinviene un'altra sosta di calata (spit e fittone). Calarsi dal versante opposto a quello risalito per altri 30 m., fino a raggiungere  la base di un altro canale, più ampio del precedente. Risalirlo verso l'evidente forcella erbosa. Raggiunta la forcella, si rinviene un paletto in legno e si inizia a scendere, per qualche metro, verso delle evidenti rocce. Qui si rinviene una sosta di calata su spuntone e cordoni. Fare una lunga calata da 60 m. fino a quando il pendio diventa più dolce. Da qui proseguire in discesa per prati e ghiaie, seguendo i tratti meno ripidi, tenendo il Rifugio Calvi come punto di riferimento da raggiungere. In poco più di 10-15 minuti di discesa, dall'ultima calata, si raggiunge il sentiero che porta al Rifugio oppure al parcheggio.

Prima calata in doppia

Risalire lo stretto ed angusto canale

La seconda calata in doppia

Dopo la seconda calata si sale alla forcella erbosa

Per prati e gande verso il Rifugio Calvi

Considerazioni finali: La via Simon-Bea alla Torre dei Fiori, sebbene di relativa recente realizzazione (2008), è diventata una grande classica della zona del Peralba. Si tratta di una via di un certo impegno che elargisce belle soddisfazioni. Non è da considerarsi una via plasir tout court in quanto, in alcuni tratti, effettivamente più semplici, gli spit sono molto lontani e sarebbe opportuno integrare con protezioni veloci. Mi riferisco, in particolare, alla parte finale del secondo tiro dove, su difficoltà di 5c (dopo aver vinto la placca di 6a-6b ben protetta a spit), si deve fare un passo delicato con una protezione a friend posizionata diversi metri più sotto. Oppure, al settimo tiro che, pur gradato (solamente) 5b, su 50 metri di lunghezza offre solamente 4 spit. Consiglio, quindi, di portare qualche friend e nut. Per il resto, le difficoltà di arrampicata che s'incontrano si attestano tra il 6a ed il 6b, protetti bene (S1-S2), con qualche passo più impegnativo (6b+) sulla sesta lunghezza. L'arrampicata richiesta è prevalentemente tecnica su tacche e placca. Le difficoltà indicate per ciascun tiro sono pressoché costanti e continue per ogni singola lunghezza di corda (non solo pochi metri o pochi passi a tiro) e, per questa ragione, per affrontare questa via è richiesto allenamento, testa e padronanza del grado.
In conclusione, la Simon-Bea è una bella via, di soddisfazione, assolutamente consigliata.





Riferimenti Bibliografici:
Cartine: Sappada-S.Stefano-Forni Avoltri, Tabacco ed. Foglio 01, 1:25.000
Testi: E. Zorzi, S. D'Eredità, Alpi Carniche Occidentali, Idea Montagna ed. (2025), pp. 237-241;
E. Zorzi, C. Piovan, S. D'Eredità, IV Grado Friuli Occidentale, Idea Montagna ed. (2011), pp. 205-207;
C. Piovan, E. Zorzi, S. D'Eredità, Alpi Carniche Alpi Giulie, Alpine Studio ed. (2016), pp. 103-104 e relativi schizzi e foto.





lunedì 6 luglio 2026

Cascata Paperoga al Coldai

Cascata Paperoga, Monte Coldai, Gruppo del Civetta, Alleghe (BL), Dolomiti



Relazione relativa all'ascensione sulla cascata di ghiaccio "Paperoga" sul Monte Coldai (gruppo del Civetta), effettuata in data 11 gennaio 2026 da Toso e Chi@rini

"Per me va bene così, il caldo non mi stufa nè mi sfibra.
Amo anche il gelo, che solidifica le cascate 
permettendomi di scalarle con ramponi e piccozze.
Insomma, ogni stagione regala i suoi frutti
anche nello sport. L'inverno significa
scialpinismo, rampicate invernali, ciaspolate, sci di fondo.
E osterie."
[Mauro Corona, Lunario Sentimentale, Mondadori 2024, p. 125]


Dati Tecnici Ascensione: La Cascata di ghiaccio "Paperoga" si trova sulle pareti settentrionali della Cima Ovest di Coldai (gruppo del Civetta), a quota 1650 m. circa e l'ascensione si consta di 6 tiri di corda. La discesa avviene in corda doppia;

Percorso automobilistico: Dal paese di Alleghe (vedi ubicazione al termine di questo post) salire al Pian di Pezzè e parcheggiare la macchina. Attenzione, qualche parcheggio è a pagamento;

Avvicinamento: Già dal parcheggio si distingue il canalone che sarà da risalire per raggiungere la cascata. Seguire, quindi, le piste da sci, inizialmente in discesa e poi risalire la pista che scende sotto la Cima di Coldai. Arrivati nei pressi del canalone ci sono due possibilità: la prima risalire il canalone fino a raggiungere le cascate, la seconda, continuare sulla pista da sci, fino a quando si intercetta, sulla sinistra, una baita in legno. A questo punto abbandonare la pista e risalire il canalone a destra (faccia a monte) che porta alle cascate, già visibili dalla pista all'altezza della baita in legno. Le due soluzioni (differenziate nella foto, rispettivamente, con le linee rossa e blu) sono sostanzialmente equivalenti. Dal parcheggio all'attacco della cascata ci vogliono circa 90 minuti;

Il punto verde indica le cascate
(non visibili dal parcheggio). Le linee rossa e blu
indicano i due possibili accessi alle cascate

Dislivello Complessivo: 200 m. per l'avvicinamento e 170 m. per la cascata;

Lunghezze: 6;

Quota di partenza (avvicinamento): 1450 m.s.l.m. ai Piani di Pezzè;

Quota di partenza (cascata): 1.650 m.s.l.m. circa;

Quota di arrivo: 1830 m.s.l.m. circa;

Tempistica: 1 ora e mezza per l'avvicinamento;

3 ore per la cascata;

1 ora e mezza per la discesa in corda doppia;

45 minuti per tornare al parcheggio;

Discesa: 4 calate in corda doppia; 

Attrezzatura: Normale Dotazione Alpinistica per arrampicata su cascate, ovvero ramponi, 2 piccozze da cascata, imbrago, corda e chiodi da ghiaccio;

Periodo Consigliato: Gennaio, febbraio;

Difficoltà: 3+;

Esposizione: Nord;

Soste: Quasi tutte attrezzate a spit, una da attrezzare su chiodi e clessidra;

Punti di Appoggio: Nessuno;

Vie di fuga: In doppia dalla via;

I primi due tiri di Paperoga (dentro il cerchio rosso)

Relazione: Arrivati nei pressi delle colate ghiacciate ci sono due possibilità: la prima risalire la colata ghiacciata appoggiata e non difficile che porta al primo muro verticale visibile già dall'attacco; la seconda, costeggiare la parete rocciosa, risalire qualche risalto di misto facile e traversare a sinistra (faccia a monte) in direzione del muro verticale ghiacciato che rappresenta il tiro chiave della cascata. Questa seconda soluzione consente di avvicinarsi all'altra cascata della zona: Hypercoldai, che non è relazionata in questo post. Di fatto, optando per la seconda soluzione, si evita di fare il primo tiro di seguito descritto;

I primi due tiri di Paperoga. Il tratteggio verde 
consente di evitare il primo tiro. 

Primo Tiro (65°, WI 2, 50 m.): Risalire la colata ghiacciata che è piuttosto appoggiata e che non oppone particolari difficoltà. Al termine procedere fino a sostare su viti o su masso;

Il primo tiro di Paperoga


Secondo Tiro (85°, WI 3+, 55m.): Risalire la bella e ampia colata ghiacciata cercando le pieghe del ghiaccio più facili. La sosta si trova al termine delle difficoltà, sulla parete rocciosa di destra. Due spit uniti da cordone con anello di calata (S2).

La colata che caratterizza il secondo tiro

La seconda lunghezza, il tiro chiave della cascata

L'uscita dal secondo tiro

Terzo Tiro (raccordo, 30m.): Lunghezza di raccordo, sostanzialmente si cammina su ghiaccio e neve. Sosta un po' scomoda sulla destra, su due spit uniti da cordone (S3);

Il terzo tiro di raccordo. Il punto rosso indica la sosta

Quarto Tiro (80°, WI 3, 50m.): La lunghezza si sviluppa lungo una specie di goulotte a successive balze verticali. Sosta sulla destra, alla fine del tiro, su due spit uniti da cordone (S4);

La parte finale della quarta lunghezza

La quarta lunghezza vista dall'alto

Quinto Tiro (70, WI2, 60m.): Anche questo può essere considerato un tiro di raccordo. Proseguire su terreno appoggiato lungo la goulotte (ignorare quindi, la colata che si erge proprio di fronte alla sosta - vedi variante del quinto tiro). Dopo una quindicina di metri, deviare decisamente a sinistra, lungo un logico percorso appoggiato su neve e ghiaccio, in direzione dell'evidente colata che rappresenta l'ultimo tiro. Sostare poco prima della colata, su viti e clessidre di ghiaccio;

La quinta lunghezza si sviluppa su terreno facile

Si taglia a sinistra in direzione della colata

La prima parte del quinto tiro visto dall'alto

La parte finale del quinto tiro vista dall'alto

Quinto tiro -variante - (80°, WI 3, 30 m.): Dalla sosta, volgendo lo sguardo a sinistra, proprio di fronte alla sosta stessa, si vede l'evidente colata ghiacciata da risalire. Sostare prima del salto finale, sulla destra, su viti e clessidre di ghiaccio. Possibile concatenare questa variante con il sesto tiro;

La variante al quinto tiro

Sesto tiro (80°, WI 3, 20 m.): Risalire la breve colata che non oppone particolari difficoltà. Sosta su chiodi uniti da cordini.

L'uscita sull'ultimo tiro di Paperoga

Discesa: Dall'ultima sosta ci si cala in corda doppia (da 60 metri) fino alla S4. Da qui, ci si cala fino a S3, poi un'ulteriore calata conduce a S2. Infine, un'ultima calata porta alla base del secondo tiro (quello chiave) della cascata Paperoga. Da qui, valutando se muoversi in conserva protetta, andare a sinistra (faccia a valle) per facile percorso di ghiaccio e neve fino a raggiungere la parete rocciosa. Si scende per balze di ghiaccio e roccia (presenza di una sosta per fare una eventuale calata) con percorso facile di misto, ma che richiede attenzione. In questo modo si è raggiunto l'attacco da cui si è partiti con la presente relazione.




Considerazioni finali: La cascata Paperoga, al Coldai, rappresenta un’interessante opzione nel panorama del ghiaccio verticale: riesce a coniugare un contesto prettamente alpinistico con difficoltà tecniche contenute. La sua natura è ambivalente: da un lato l'avvicinamento di un'ora e mezza nel cuore di uno dei gruppi dolomitici più iconici, dall'altro la rassicurante vicinanza alle piste di Alleghe. Cimentarsi in questo ambiente isolato, godendo di gradi accessibili, la rende la meta ideale per chi desidera compiere il salto dal ghiaccio di fondovalle a quello di alta quota. Proprio per questa sua accessibilità scenografica, Paperoga — al pari della vicina Hypercoldai — è un itinerario molto frequentato. Attenzione al bollettino valanghe, la zona di queste cascate è valanghiva.





Bibliografia
Cartine: Marmolada-Pelmo-Civetta-Moiazza, 1: 25.000, Tabacco ed., foglio n. 015.