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mercoledì 30 ottobre 2013

Via Normale alla Punta Milano (2610 m.s.l.m.)


Lombardia, Alpi Retiche, Gruppo Masino-Bregaglia, Valle dell'Oro, Valtellina, Sondrio


Relazione attinente alla scalata sulla via di roccia "Normale" alla Punta Milano. Ascensione effettuata il 21 luglio 2013 da Toso e B.C. + Marco e Dani


L'alpinismo è la prova vivente
che noi siamo mortali
ma la montagna è per sempre.

[Toso, 
liberamente tratto da

J-Ax, Musica da rabbia, Best Sound 2011]



http://www.archivioteca.it/wp-content/uploads/2013/10/Punta-Milano-via-normale.pdf



Alla sinistra della foto Punta Milano
Itinerario automobilistico: Da Morbegno salire ai Bagni di Masino (vedi ubicazione al termine di questo post). Arrivati nei pressi della struttura alberghiera e termale dei Bagni di Masino posteggiare la macchina. Qui il parcheggio è a pagamento. Se si arriva la mattina presto presto si riesce a trovare posto anche senza pagare. In alternativa si può parcheggiare lungo la strada che porta ai Bagni, attenzione, però, a mettere la macchina interamente fuori dalla carreggiata. Dal parcheggio seguire le indicazioni per Rifugio Omio(2100 m.s.l.m.);
Avvicinamento: Per arrivare al Rifugio Omio (2100 m.s.l.m.) dai Bagni Masino (1172 m.s.l.m.), basta seguire le indicazioni e il sentiero ben tracciato che in poco più di due ore conduce alla meta (Io e la B.C. c'abbiamo impiegato 1h e 45min). Dal Rifugio Omio, per andare all'attacco della via, basta seguire le indicazioni per il passo dell'Oro. Inizialmente si segue il sentiero Roma in direzione del Passo del Barbacan, dopo circa mezz'ora di cammino s'incontra una deviazione a sinistra per il Passo dell'Oro e per il Rifugio Brasca (Scritte su masso). S''imbocca questo sentiero e si sale in direzione della Punta Milano (ben visibile già prima di arrivare al Rifugio Omio). Dal Rifugio si consideri un'oretta;
Dislivello di avvicinamento:  1.300 m. partendo dai Bagni di Masino, 400 m dal Rifugio Omio;
Lunghezze: 4;
Dislivello in arrampicata: 100 m. circa;
Quota di partenza (avvicinamento): 1.172 m.s.l.m. se si parte dai Bagni di Masino, 2.100 m.s.l.m. se si parte dal Rifugio Omio;

Quota di partenza (arrampicata): 2.500 m.s.l.m. circa;
Quota di arrivo: 2.610m.s.l.m. circa;
Difficoltà: IV°+;
Soste: Attrezzate a spit e catena;
Esposizione:Sud-Ovest;
Vie di fuga: In doppia dalla via;
Tipo di roccia: Granito; 

Materiale: Normale dotazione alpinistica, portare qualche protezione veloce soprattutto per la prima lunghezza, e il necessario per le calate in doppia;
Tempo di arrampicata: Iniziamo ad arrampicare alle 10.30 e alle 12.00 siamo in vetta. Poi facciamo le doppie e alle 14.00 siamo al Rifugio Omio. Quindi 1 ora e mezza per la salita e poco più di mezz'ora per le due calate in doppia;

Discesa: Si scende con due doppie. La prima dalla vetta e la seconda dalla seconda sosta;
Attacco: Noi, come primo tiro, abbiamo fatto una variante rispetto alla versione originale di questa via che prevede un traverso un traverso a destra. In buona sostanza, invece di salire fino al Passo dell'Oro e da qui fare un traverso per roccette, ci siamo portati direttamente sotto le roccette tra l'avancorpo e la Punta Milano. Circa una trentina di metri prima di arrivare al Passo dell'Oro abbiamo lasciato il sentiero e, per tracce, abbiamo risalito le gande erbose fino alle prime roccette. La foto è icastica.



In rosso l'avvicinamento una volta abbandonato il sentiero.
In blu i tri della via


Relazione:



Durante l'avvicinamento alla Punta Milano


Primo Tiro (III°+, 25m.): Si sale per roccette e per cenge erbose fino ad arrivare alla sella. La lunghezza non oppone particolari difficoltà tecniche (siamo sul III°) però occorre fare attenzione all'insidia dei tratti erbosi e occorre proteggere in quanto non ci sono chiodi. La sosta è fatta con spit e anello di calata;



La prima lunghezza affronta placchette e cenge erbose
Marco all'uscita del primo tiro
Il Toso sul primo tiro
Secondo Tiro (IV°+, 25m.): Si affronta la paretina su cui si trova lo spit con maillon di calata. Si tratta di una roccia articolata composta da piccoli murettini verticali inframezzati da qualche cengetta. Roccia sempre bella. Dopo un dozzina di metri si affronta l'ultimo muretto con tettino aggettante che richiede un passo atletico e divertente. Si arriva in sosta su cengia erbosa. Sosta su spit e catena. La lunghezza è protetta con qualche spit, a mio parere non occorre integrare;


Le rocce della seconda lunghezza


La B.C. alla fine della seconda lunghezza

Terzo Tiro (III°, 60 m.): Dalla sosta si prosegue con percorso logico, sempre sullo spigolo, affrontando un'arrampicata che è molto più simile ad una passeggiata. Si tratta quasi di un sentierino per sbalzi rocciosi. Dopo una ventina di metri si arriva ad una sosta attrezzata con spit e catena. Consiglio di rinviare lungo e proseguire con camminata fino alla finestra naturale che si trova una trentina di metri davanti a noi. Attenzione agli attriti, se si decide di usare protezioni veloci avere l'accortezza di tenerle lunghe. Si sosta proprio sotto la finestra naturale. 


La terza lunghezza
Il Toso in sosta alla fine della terza lunghezza
Il Dani in azione sul terzo tiro
Quarto Tiro (IV°+, 20 m.): Si arrampica in direzione dell'evidente diedro su placca facile. Quando si arriva al diedro l'arrampicata inizia a diventare più tecnica ma molto divertente fino ad uscire in vetta alla Punta Milano. Questa è la lunghezza più bella dell'intera via. La parte nel diedro è molto ben protetta. Attenzione, se dal buco naturale si sale verticalmente (quindi non andando in direzione del diedro) si affronta l'ultima lunghezza della via Ho Chi Min (Vedi relazione).


Il diedro che caratterizza il quarto tiro
Il Dani ingaggia l'ultima lunghezza

Discesa: Dalla sosta ci si sposta verso ovest ( a sinistra guardando la Val Codera) per circa 3-4 metri. Qui si incontrerà una bella sosta su spit e catena con anello di calata. Ci si calerà lungo lo spigolo ovest fino a raggiungere la seconda sosta(quella tra il secondo e il terzo tiro fatto in salita), anche questa con spit catena e anello di calata. Da qui con una sola calata, sempre seguendo il percorso fatto in salita, si arriva alla base della Punta Milano.


La finestra naturale della Punta Milano
Considerazioni finali: Il giorno precedente avevamo fatto la via Morbegnesi alla Punta della Sfinge (Vedi Relazione), poi abbiamo trascorso una bella serata al Rifugio Omio e, dopo un bel temporale notturno, una via come questa, piuttosto facile, è proprio indicata. Questa era un'uscita organizzata da Marco nell'ambito del Corso Ombra e questa è una via che, proprio per la sua vocazione didattica è particolarmente adatta a neofiti o per un corso di alpinismo. Inoltre, offre degli splendidi scenari sia sulla Valle dell'Oro sia sulla selvaggia Val Codera. E' una via che si può fare tranquillamente in giornata, partendo dai Bagni del Masino al mattino e ritornandovi alla sera. Un modo per iniziare a prendere confidenza con l'ambiente d'alta montagna e gli avvicinamenti lunghi con zaino pesante. Alcuni dei nostri amici, che l'avevano fatta il giorno precedente, ne erano rimasti piuttosto delusi in quanto i tiri belli, alla fin fine, sono due (il secondo e l'ultimo). E' vero, ma non credo che questo basti per dare un giudizio negativo. Qui stiamo parlando di alpinismo, di avventura (seppur facile e addomesticata dalla presenza degli spit), ove la tecnica arrampicatoria è solo una delle molteplici componenti dell'intera giornata. L'ambiente, il posto, l'avvicinamento, la discesa, la scelta dell'itinerario di salita e di quello di calata, sono tutte componenti che devono essere considerate e, a mio parere, nel bilancio complessivo, questa è una via che la consiglierei a neofiti o a chi è un po' arrugginito e vuole riprendere confidenza con il mondo dell'avventura.




Riferimenti Bibliogarfici:
Testi: M. Sertori, G. Lisignoli, Solo granito, Versante Sud (2009), p. 107






http://www.archivioteca.it/wp-content/uploads/2013/10/Punta-Milano-via-normale.pdf

mercoledì 28 agosto 2013

Via Morbegnesi alla Sfinge (2802 m.s.l.m.)

Lombardia, Alpi Retiche, Gruppo Masino-Bregaglia, Valle dell'Oro, Valtellina, Sondrio

Relazione attinente alla scalata sulla via di roccia "Morbegnesi" alla parete Sud-Est della Punta della Sfinge. Ascensione effettuata in data 20 luglio 2013 da Toso e B.C., Marco e Dani.



Se si è nati per la montagna, 
presto o tardi ci si sente attratti,
 magari in modo violento.
[Riccardo Cassin, 
frase riportata su Montagne 360, 
Maggio 2013 p. 14]



Il muso della Sfinge
Itinerario automobilistico: Da Morbegno salire ai Bagni di Masino (vedi ubicazione al termine di questo post). Arrivati nei pressi della struttura alberghiera e termale dei Bagni di Masino posteggiare la macchina. Qui il parcheggio è a pagamento. Se si arriva la mattina presto presto si riesce a trovare posto anche senza pagare. In alternativa si può parcheggiare lungo la strada che porta ai Bagni, attenzione, però, a mettere la macchina interamente fuori dalla carreggiata. Dal parcheggio seguire le indicazioni per Rifugio Omio(2100 m.s.l.m.);
Avvicinamento: Per arrivare al Rifugio Omio (2100 m.s.l.m.) dai Bagni Masino (1172 m.s.l.m.), basta seguire le indicazioni e il sentiero ben tracciato che in poco più di due ore conduce alla meta (Io e la B.C. c'abbiamo impiegato 1h e 45min). Dal Rifugio Omio, per andare all'attacco della via, bisogna seguire le indicazioni per il Passo della Vedretta e per il sentiero Dario di Paolo. Attenzione, non seguire le indicazioni per il Passo del Ligoncio (come scritto su alcune relazioni) perché questo sentiero porta alla base della parete Ovest della Sfinge (Questo errore io e la B.C. lo abbiamo commesso ad agosto del 2012 quando, seguendo senza ragionare le indicazioni imprecise di una relazione, ci siamo trovati al cospetto della parete sbagliata). La via dei Morbegnesi sale sulla parete Sud-Est della Sfinge. Quindi subito dopo il Rifugio Omio, andando in direzione della Sfinge, NON seguire il sentiero che sale a destra percorrendo un canale in cui spiccano, evidenti, una serie di muretti di contenimento, ma proseguire dritti seguendo il sentiero Dario di Paolo, indicato da bollini rossi e bianchi. Questo sentiero percorre un ampio canale su rocce granitiche, placche e gande (ad inizio stagione neve abbondante) per circa 50-60 minuti. Quando si è al cospetto della parete Sud-Est della Sfinge, abbandonare il sentiero e dirigersi verso la parete. L'attacco della via è nei pressi di una placca fessurata proprio sotto un lungo diedro. Si consideri che ad inizio stagione la neve può arrivare a coprire anche i primi 10 m. della placca fessurata iniziale.
Dislivello di avvicinamento: Poco meno di 1000 m. per arrivare al Rifugio Omio, da qui all'attacco della via ci sono altri 500 m. di dislivello. Complessivamente, quindi, ci sono 1500 m. di dislivello per 3 ore circa;

Lunghezze: 7 tiri;

Dislivello in arrampicata: 250 m. circa;

Quota di partenza (avvicinamento): 1172 m.s.l.m.;

Quota di partenza (arrampicata): 2500 m.s.l.m. circa;

Quota di arrivo: 3802 m.s.l.m. circa(questa è la quota della vetta della Sfinge, la via sbuca qualche metro più in basso;

Difficoltà: VI°e A0 (non valutabile il grado in libera);

Soste: Attrezzate con chiodi;

Esposizione: Sud-Est;

Vie di fuga: In doppia dalla via. (Nel 2012, in un precedente tentativo, noi ci siamo calati dalla sesta lunghezza);

Tipo di roccia: granito;

Materiale: Normale dotazione alpinistica, portare nuts e friends per integrare, cordini per unire i chiodi delle soste, due mezze corde da 60m.;
Tempo di arrampicata: Abbiamo iniziato alle 10.15 e siamo arrivati al termine della via alle 14.15;

Discesa: Due calate in doppia sul versante Ovest, più discesa su rocce e gande fino al sentiero che dal Passo dell'Oro porta al Rifugio Omio. 1 ora di doppie, mezz'ora per gande fino al sentiero e 45 minuti fino alla Omio;

La Sfinge durante l'avvicinamento


Relazione:
Attacco: L'attacco è nei pressi di una placca fessurata posizionata proprio sotto un evidente e lungo diedro;


Il tracciato della via


Primo Tiro (V°, 50 m.): Si risale l'evidente diedro fessura fino ad arrivare ad un pulpito sulla sinistra (qui eventualmente si può attrezzare una sosta). Dal pulpito si affronta la placca successiva, sulla quale si trovano 2 vecchi chiodi (uno a metà e uno al termine della placca) che richiede un'arrampicata d'aderenza ed oppone passaggi di V°. Si trova la sosta su due vecchi chiodi spostandosi a destra verso il diedro. Attenzione, la lunghezza di questo tiro dipende molto dall'altezza della neve che si trova alla base. Nel nostro primo tentativo, nel 2012, neve non ce n'era e la lunghezza del tiro è stata di 50 m. circa. Nella scalata del 2013, di cui questa relazione, abbiamo trovato così tanta neve alla base che abbiamo scalato in libera fino al pulpito, qui abbiamo attrezzato una sosta precaria con un friend e abbiamo scalato l'ultima parte della lunghezza, fino alla sosta, che è quella più delicata. E' molto probabile, soprattutto dopo un temporale notturno, trovare i primi 4 tiri bagnati;


Marco sulla placca del primo tiro

Secondo Tiro (V°, 25 m.): Si sale l'evidente diedro fino a raggiungere la sosta successiva, su due chiodi, un fix e cordino. L'arrampicata è bella ed oppone qualche passaggio di    IV°+ . Essendo bagnata, gli ho messo un V°. Marco e Dani hanno concatenato il primo tiro con il secondo(proprio perchè la prima lunghezza, data la neve abbondante, è risultata particolarmente corta);


Marco sulla seconda lunghezza
B.C. e Marco sullo spettacolare diedro che caratterizza il secondo
(e successivi) tiri.


Terzo Tiro (V°, 55 m.): Si prosegue sul diedro con arrampicata divertente fino ad uscire  a sinistra su una cengia erbosa, poco dopo si trova una sosta su due chiodi e cordino. Volendo, come abbiamo fatto noi, si rinvia alla sosta e si prosegue sempre sul diedro, che oppone un solo passo di IV°+ fino ad arrivare alla sosta successiva, sempre su due chiodi;


La seconda parte del terzo tiro. Si consideri che, con questa lunghezza,
abbiamo concatenato due tiri


Quarto Tiro (IV°, 30 m.): E' una specie di tiro di raccordo tra la prima parte della via e la seconda, quella "cattiva". Si sale in verticale fino a trovare un chiodo con anello aperto. Da qui ci si sposta a sinistra e, con percorso logico, si risale un diedro obliquo e si prosegue con facile arrampicata fino alla sosta su due chiodi.


La B.C. all'inizio della quarta lunghezza. Il grande diedro volge al termine
La B.C. ingaggia la seconda parte della lunghezza.
Si noti lo spostamento a sx


Quinto Tiro (VI°, 35 m.): A mio parere è il tiro più difficile della via, perchè è quello di più difficile lettura ed interpretazione. E' molto facile sbagliare (noi qui nel 2012 siamo dovuti tornare indietro e nel 2013 siamo usciti fuori via) complici anche le relazioni che, a mio parere, sono piuttosto imprecise. Spero di essere più utile con questa mia.  Dalla sosta ci si sposta a sinistra con facile camminata su cengia erbosa. Di fatto si aggira un avancorpo roccioso e si arriva nei pressi di una bella parete molto lavorata. Abbiamo ancora i piedi sull'erba. Se si volge lo sguardo a destra si noterà un cespuglio alla cui base spicca un cordone rosso, qui c'è una sosta che consiglio di ignorare. Volgendo lo sguardo in alto, diagonale sinistra, si noterà un sasso incastrato tra due lame. Questo sasso deve guidarci, deve diventare la nostra stella polare. Quindi si deve salire in verticale per un paio di metri e poi spostarsi in diagonale sinistra con arrampicata delicata su placca nella direzione del sasso incastrato (che però ora non vediamo più, ma che abbiamo memorizzato esattamente dov'era). Vinceremo un piccolo salto verticale ed ecco che vediamo il sasso incastrato, ma soprattutto, alla nostra destra la sosta su due chiodi, ove ci fermeremo.


La B.C. sulla quinta lunghezza
In rosso il tracciato da seguire corretto(VI°). In blu il tracciato fatto da Dani (VII°)
In viola quello fatto dal Toso (VI°)


Sesto Tiro (VI°+, 15 m.): Dalla sosta ci si sposta in traverso a sinistra sfruttando una stretta cengia erbosa. Si riesce a rinviare ad un chiodo posto sulla sinistra e si prosegue su placca fino ad un evidente chiodo (con cordino sfilacciato) ove si rinvia e si prosegue verso sinistra in direzione del famoso sasso incastrato. Raggiungere il sasso richiede un'arrampicata delicata, inizialmente di aderenza e successivamente sfruttando delle belle lame, che oppone difficoltà di VI° (a mio parere VI°+). Si riesce a proteggere con un friend. Una volta raggiunto il sasso, superarlo è abbastanza facile. Si arriva su un comodo terrazzo, si prosegue qualche metro e si trova, sulla destra una sosta da attrezzare su chiodi distanti.


La BC all'uscita del sesto tiro


Settimo Tiro (A0, 50 m.): Dalla sosta, se si volge lo sguardo in alto a destra, si riesce a distinguere la placca con i chiodi a pressione che rappresenta il passo chiave della via. Quindi, dalla sosta, si rimonta il diedro andando verso destra, con arrampicata facile fino a raggiungere la placca in questione. A questo punto dipende dalla capacità del singolo alpinista, fare in libera i prossimi 5 metri è un'impresa che a me non è riuscita, ho azzerato, tranne che sul primo, su tutti i restanti chiodi. Certo è che le difficoltà sono superiori al VII°, dato che il Dani, che si scalda sul 6b, ha dovuto tirare i rinvii... fate un po' voi.... Comunque sia, superato, in un modo o nell'altro, il passaggio "cattivo" ci si trova al cospetto di un bel tetto che deve essere superato verso destra con passaggio atletico ed esposto (V°+). C'è qualche chiodo e si riesce comunque ad integrare. Si arriva alla base del camino di destra (visibile dalla sosta) che richiede l'ultima fatica della giornata. Infatti, pur non essendo mai più difficile di un V°, questo camino mi ha fatto faticare. Si esce sul versante Sud-Ovest della Sfinge ove si trova una sosta (attrezzata con spit, catena e anello di calata) piuttosto scomoda.


L'ultima lunghezza vista dalla sosta. Si esce sul camino a forma di V
posto in alto al centro della foto
Marco e Dani al termine della via


Discesa: Dalla sosta ci si cala con due calate da 50 m. fino alla base della parete sud-est della sfinge. Il secondo ancoraggio di calata è un anello cementato, ma si trovano agevolmente altre calate su chiodi, cordini e maglie rapide. Attenzione che alla base della parete potrebbe esserci neve.




Considerazioni finali: La Morbegnesi alla Sfinge era un conto da chiudere. L'anno scorso ne ero stato respinto due volte. La prima in quanto avevo sbagliato non solo l'attacco, ma, addirittura, la parete. Mi ero ritrovato al cospetto della parete Est, invece la via sale sulla Sud-Est. La seconda volta, pochi giorni dopo, insieme anche a Marco, ci siamo calati dopo aver fatto il quinto tiro. Come detto, questo tiro è, a mio parere, il tiro chiave della via perchè di difficile lettura. Superata questa lunghezza, infatti, la via è molto logica. E' vero che manca ancora la dura placca dell'ultimo tiro, ma questa, non dimentichiamolo, è azzerabile. Tra l'altro il passo di VI° del quinto tiro è da fare (quasi) sprotetto, nel senso che forse si riesce a proteggere con un piccolo nut. Anche il tiro dopo ha un paio di passi di VI° prima di arrivare al sasso incastrato, ma credo che qui si riesca ad azzerare utilizzando un friend. Restando sempre alla quinta lunghezza, occorre fare attenzione a NON salire verticalmente (noi lo avevamo fatto nel 2012). Facendo così, infatti, si arriva ad una sosta posta sotto un tetto, ma questa sosta appartiene ad un'altra via.
Dopo queste doverose premesse, veniamo ad alcune considerazioni sulla via. Si tratta di una via di grande soddisfazione che si svolge in ambiente selvaggio e magnifico. Richiede un'arrampicata sempre varia, dall'aderenza del primo tiro, all'arrampicata su diedro dei successivi tre tiri, ai passaggi di VI° tecnici sui tiri intermedi, alla forza dell'ultima lunghezza. Richiede anche capacità di saper integrare e di lettura della via. 


L'incredibile voragine posta all'attacco della via che ha inghiottito
la giacca di Marco. Con neve abbondante, come nella relazione descritta,
si crea una vera e propria "crepaccia terminale" tra la neve e la parete


Riferimenti Bibliografici: 
Testi: M. Sertori, G. Lisignoli, Solo Granito, Ed. Versante Sud, Milano, 2007, p. 100 


Le due cordate ingaggiano il primo tiro


domenica 8 agosto 2010

Punta Milano (2610 m.) - Via Ho Chi Min

Ascensione effettuata il 31 luglio 2010 da Toso e Clara.
Dati tecnici salita (dai Bagni del Masino):
Dislivello complessivo in salita: 1438 m.
Dislivello complessivo in discesa: 1438 m.
Dislivello di avvicinamento: circa 1200 m.
Dislivello di arrampicata: 200 m - 5 tiri




Relazione:

Avvicinamento:
Dal Rifugio Omio ci si dirige verso il Passo del Barbacan. Si imbocca il sentiero che si dirama sulla sinistra e che porta al Passo dell'Oro. A circa 50 m dal passo si abbandona il sentiero e si seguono alcune tracce che portano alla base della parete sud di Punta Milano. Facendo attenzione, appena si lascia il sentiero, si riesce a scorgere uno spit posizionato a circa 10 metri di altezza vicno ad una fessura. E' il primo tiro della via Ho Chi Min.
Attacco:
L'attacco della via è  tra la placca liscia di destra ed un'evidente macchia nera posta a pochi meri dal suolo sulla sinistra.
Primo tiro: Si rsale la facile rampa iniziale e ci si porta alla base di una placca. Sulla sinstra si trova una fessura erbosa. Si risale la placca assicurandosi allo spit e si prosegue verso l'altro spit. Sino qui è tutto facile. Da questo secondo spit, la via prosegue sulla sinistra. Poco più in alto, sulla sinistra, scavalcando la fessura, si trova un'atro spit. Il passaggio è piuttosto delicato. Alcune relazioni gradano questo primo tiro 4c, altre V° (che si equivalgono) a mio parere il grado è più alto almeno  V°+, soprattutto se confrontato con la terza lunghezza che è gradata allo stesso identico modo. Il passaggio tra i due spit è di aderenza, può aiutare un po' lo spigolo della fessura che si riesce a prendere più o meno bene. Inoltre c'è la presenza di un vecchio chiodo con cordino annesso proprio dietro lo spigolo, io l'ho visto quando oramai ero già arrivato allo spit. Comunque non mi sembra che questo chiodo risolva chissà quali problemi. Passaggio delicato anche per il secondo che rischia il pendolo. Da qui la via risale il canalino erboso (fare attenzione) e si arriva in sosta su chiodi, comoda.
Secondo tiro: E' il tiro più brutto della via. Si sviluppa interamente sulla cengia erbosa che risale verso destra. Alcune relazioni dicono che ci si può assicurare, io non ho visto chiodi. Il tiro è facilissimo, ma c'è ovviamente l'insidia rappresentata dall'erba. Si sosta alla base della parete rocciosa su chiodi evidenti.
Terzo tiro: Si risale la parete tra la placca sulla sinistra e la fessura sulla destra. Si trova un chiodo dopo una decina di metri. La via prosegue a sinistra, seguendo il logico itinerario di fessure e lame. Non ci sono chiodi fino alla sosta, ma si può proteggere. C'è qualche passo in aderenza, ma il grado non è mai eccessivo. Direi che il 4c delle varie relazioni è rispettato. (Attenzione, pochi metri dopo la sosta, si trovano e si vedono tutta una serie di chiodi che risalgono sulla destra. Non farsi ingannare, la via della Ho Chi Min va decisamente a sinistra. Non ho trovato relazioni inerenti ad una variante che passi sulla rampa di destra seguendo la linea dei chiodi.) Si sosta su 3chiodi.
Quarto tiro: La linea di salita è evidente anche perchè a pochi metri c'è uno spit. Il grado non è particolarmente impegnativo, 3c ma un po' di forza. Si arriva in sosta su due chiodi paralleli (....) messi proprio all'inizio di un camino. Consigliato assolutamente sostare qui. Da qui la via non è così evidente. Ho provato a seguire la linea verticale, entrando nel camino, ma l'uscita dallo stesso, a parte che è interamente da proteggere, non è sicuramente 3c. Dopo un tentativo ho deciso di lasciar perdere. Se invece dalla sosta si prosegue sulla destra per l'evidente e facile cengia, si arriva a trovare due spit. (Io ho sostato sul primo di questi e su un friend, in quanto non credevo che avessero attrezzato una sosta su chiodi paralleli.)
Quinto tiro: Spostandosi a destra seguendo la facile cengia, si trovano due spit (a pcohi metri l'uno dall'altro) che risalgono uno sbalzo roccioso apparentemente ben appigliato. Se si risale frontalmete il grado non è sicuramente III°, se invece si passa sulla destra per una facile rampa la cosa è decisamente più attinente alle varie relazioni. Superato il secondo spit la via prosegue per un itinerario logico e facile fino ad una panoramica finestra che offre uno scorcio sulla Val Codera. Probabilmente qui c'è la possibilità di far sosta, ho visto dei cordini nei pressi della finestra.... Io ho proseguito affrontando la placca sulla sinistra della finestra, ove troneggia uno spit. Raggiungere lo spit non è difficile, ma da qui in poi le cose cambiano. Si deve affrontare una fessura non difficile, ma da proteggere. L'uscita dalla fessura non è assolutamente banale. C'è uno scomodissimo spuntone roccioso che si può arpionare solo con una mano, per il resto (altra mano e piedi)  non c'è nulla. Sinceramente rimango molto perplesso leggendo che questo tiro sia gradato 3a.... O io ho sbagliato uscita, o non ho visto qualche appoggio\appiglio, oppure direi che questo salto terminale dell'ultimo tiro è di V°. Superata questa difficoltà si è in vetta. Molto panoramica. Sosta su catena.

Discesa: Dalla sosta alla fine della Ho Chi Min, ci si sposta di pochi metri in direzione ovest e si trova la catena di sosta della via normale. Da qui ci si cala seguendo lo spigolo occidentale della Punta Milano, sul quale risale la via normale. Con tre calate (da 50 m) si arriva alla base della parete. Tutte le calate avvengono su catena.

Considerazioni finali: La via, esteticamente non è un granchè. Forse è più bella la via normale, che sviluppandosi sullo spigolo offre decisamente un panorama migliore affacciandosi sulla Val Codera. Tecnicamente la via non è banale. Soprattutto fare attenzione alle relazioni che la gradano bassa. Secondo me ci sono due passaggi piuttosto delicati (forse di V°+) sia al primo tiro, sia all'ultimo.