lunedì 3 agosto 2026

Via Simon-Bea alla Torre dei Fiori

Torre dei Fiori, Gruppo del Peralba, Sappada (UD), Friuli Venezia Giulia

Relazione attinente all'arrampicata sulla via di roccia "Simon-Bea" alla Torre dei Fiori effettuata in data 06 luglio 2026 da Toso e Flavio

"[...] gli alpinisti bravi, quelli bravi sul serio,
non diventano mai famosi [...]"
[Andrea Gennari Daneri, Mangart
Pareti e Montagne ed., Parma 2015, p. 29]


Itinerario automobilistico: Da Cima Sappada (UD) - Vedi Luogo alla fine di questo post- si imbocca la stradina per Sorgenti del Piave (indicazioni). Dopo diversi chilometri di strada stretta e tornanti, si parcheggia nei pressi della carrareccia che conduce al Rifugio Calvi (indicazioni). Già dal parcheggio (1815 m.s.l.m) si vede la Torre dei Fiori (2285 m.s.l.m.), posta alla destra della Torre Peralba.



Avvicinamento: Si sale, a piedi, lungo la sterrata che conduce al Rifugio Calvi. Giunti nei pressi della costruzione (casetta) della cava di marmo, a circa 2018 m.s.l.m., si abbandona la carrareccia e ci si dirige verso la Torre dei Fiori, oramai a portata di mano, rimontando il ripido prato intervallato da ghiaie. Giunti al cospetto delle rocce della Torre dei Fiori, individuare l'attacco che si trova nei pressi di un accennato spigolo alla cui base, sulla destra, si trova una lapide;

Dislivello di avvicinamento: 250 m. circa;

Tempistica di avvicinamento: 30 minuti;

Lunghezze: 8;

Dislivello in arrampicata: 200 m. circa;

Quota di partenza (avvicinamento): 1815 m.s.l.m. circa, dove si parcheggia l'auto;

Quota di partenza (arrampicata): 2150 m.s.l.m. circa;

Quota di arrivo: 2285 m.s.l.m. circa, cima della Torre dei Fiori;

Difficoltà: 6b+;

Soste: Quasi tutte su due spit da unire;

Esposizione: Sud-Est;

Vie di fuga: In doppia dalla via;

Tipo di roccia: Calcare;

Materiale: Normale dotazione alpinistica per le vie di stampo classico, con tutto il necessario per integrare le protezioni esistenti;

Tempo di arrampicata: 4 ore;

Punti di appoggio: Rifugio Calvi (2164 m.s.l.m.) e Rifugio Sorgenti del Piave (1830 m.s.l.m.);

Discesa: Un po' laboriosa, richiede tre calate in corda doppia e discesa a piedi per prati e ghiaie dal versante opposto a quello di salita;

Attacco: Alla base di uno spigolo dove si trova, a destra dello stesso spigolo, una lapide. Si vedono alcuni spit già dalla base;

Il punto rosso indica l'attacco della via Simon Bea

Relazione:

Primo Tiro (5a, 30 m.): Si risale lo spigolo, con percorso abbastanza logico, fino al suo termine. Vi è qualche spit lungo il tiro, possibilità di integrare le protezioni esistenti. Roccia, a volte, non proprio solidissima. Sosta su due spit (possibilità di calarsi in corda doppia);

Lo spigolo del primo tiro

Sul primo tiro della Simon Bea

Secondo Tiro (6b, 35 m.): Dalla sosta andare a sinistra ed affrontare l'evidente diedro, arrampicando, successivamente, su una bella placca lavorata che è ben protetta dagli spit. Le difficoltà sono mediamente sul 6a con un passo un po' più impegnativo (6b) nei pressi degli ultimi due spit. Poi la via prosegue a sinistra, su difficoltà più basse (5b-5c) ma su roccia priva di protezioni (possibilità di usare protezioni veloci). Ultimo passo delicato (5c), qualche metro prima di arrivare in sosta, su roccia da maneggiare con cura, impossibile da proteggere, con ultima protezione su friend piuttosto lontana (4 m.). Sosta, sulla sinistra, su due spit con possibilità di calata;

Il diedro e la placca del secondo tiro

La parte finale (5c sprotetto) del secondo tiro

Terzo Tiro (IV°, 25 m.): Andare a sinistra della sosta, su terreno facile, s'incontra un fittone che appartiene ad altra via e si prosegue lungo lo stretto canale fino ad incontrare il singolo spit di sosta (possibilità di calarsi);

La prima parte del terzo tiro

La seconda parte della terza lunghezza

Quarto Tiro (6a, 30 m.): Arrampicare sulla bella parete verticale che si innalza sulla sinistra della sosta. Lunghezza protetta molto bene a spit, con difficoltà che si aggirano, mediamente, sul 6a. Forse un passo leggermente più impegnativo (6a+) verso metà tiro. Sosta su spit e chiodo, con possibilità di calata;

La parete della prima parte del quarto tiro

La parte finale della quarta lunghezza

Quinto Tiro (6b, 30 m.): Andare a sinistra della sosta e affrontare la bella placca ottimamente protetta a spit. La seconda parte della lunghezza è caratterizzata da placche particolarmente lisce che richiedono movimenti d'aderenza (6b) protetti molto bene. Uscita su terreno facile, ma insidioso. Sosta su singolo spit comprensivo di maglia rapida per eventuale calata;

La placca iniziale della quinta lunghezza

La seconda parte del quinto tiro

La prima parte del quinto tiro vista dall'alto

L'uscita dal quinto tiro

Sesto Tiro (6b+, 30 m.): Arrampicare sulle rocce articolate che s'innalzano sopra la sosta. Spit ravvicinati nei primi metri con difficoltà sul 6b+. Poi le difficoltà si abbassano, rimanendo però sempre sul 6a-5c e gli spit si distanziano. La via, dopo i primi metri, tende leggermente a sinistra. L'uscita è su roccia non proprio solidissima. Sosta su due spit con possibilità di calata;

Le rocce articolate del sesto tiro

L'uscita dalla sesta lunghezza

Settimo Tiro (5b, 50 m.): Dalla sosta andare a sinistra, in discesa, superare il facile canale e affrontare la placca dove vi è uno spit. Poi andare a destra e affrontare il lungo diedro-camino, che richiede di essere protetto con qualche protezione veloce, fino al suo termine. Vi è qualche spit lungo il tiro, in particolare, due spit proteggono un passo impegnativo (passo chiave del tiro) che richiede un deciso spostamento a sinistra per poi riprendere la linea del diedro fino alla sosta su due spit con possibilità di calata.

La prima parte della settima lunghezza

Sul passo chiave del settimo tiro

La parte finale della settima lunghezza

Ottavo Tiro (6b, 30 m.): Affrontare la liscia placca a destra della sosta, aggirare lo spigolo e arrampicare sulle successive rocce che paiono instabili, ma che, sorprendentemente, risultano solide. Protezioni a spit posizionate bene e vicine sui passi duri (6b). Poi la via prosegue più facile (ma su roccia da maneggiare con cura) fino ad intercettare una sosta su spit e chiodo. 

La prima parte dell'ottava lunghezza

Nono Tiro (III, 20 m.): Arrampicare verso l'alto, senza percorso obbligato, ma facendo attenzione all'instabilità delle rocce. Raggiunta la vetta della Torre dei Fiori, scendere per qualche metro, su percorso logico, fino ad individuare una sosta di calata.

Ultimo tiro

Discesa: Dalla sosta di calata a cui si è giunti con l'ultimo tiro, fare una calata in corda doppia (30 m.) giungendo ai piedi di uno stretto e incassato canale. Risalirlo per qualche metro fino alla forcella, dove si rinviene un'altra sosta di calata (spit e fittone). Calarsi dal versante opposto a quello risalito per altri 30 m., fino a raggiungere  la base di un altro canale, più ampio del precedente. Risalirlo verso l'evidente forcella erbosa. Raggiunta la forcella, si rinviene un paletto in legno e si inizia a scendere, per qualche metro, verso delle evidenti rocce. Qui si rinviene una sosta di calata su spuntone e cordoni. Fare una lunga calata da 60 m. fino a quando il pendio diventa più dolce. Da qui proseguire in discesa per prati e ghiaie, seguendo i tratti meno ripidi, tenendo il Rifugio Calvi come punto di riferimento da raggiungere. In poco più di 10-15 minuti di discesa, dall'ultima calata, si raggiunge il sentiero che porta al Rifugio oppure al parcheggio.

Prima calata in doppia

Risalire lo stretto ed angusto canale

La seconda calata in doppia

Dopo la seconda calata si sale alla forcella erbosa

Per prati e gande verso il Rifugio Calvi

Considerazioni finali: La via Simon-Bea alla Torre dei Fiori, sebbene di relativa recente realizzazione (2008), è diventata una grande classica della zona del Peralba. Si tratta di una via di un certo impegno che elargisce belle soddisfazioni. Non è da considerarsi una via plasir tout court in quanto, in alcuni tratti, effettivamente più semplici, gli spit sono molto lontani e sarebbe opportuno integrare con protezioni veloci. Mi riferisco, in particolare, alla parte finale del secondo tiro dove, su difficoltà di 5c (dopo aver vinto la placca di 6a-6b ben protetta a spit), si deve fare un passo delicato con una protezione a friend posizionata diversi metri più sotto. Oppure, al settimo tiro che, pur gradato (solamente) 5b, su 50 metri di lunghezza offre solamente 4 spit. Consiglio, quindi, di portare qualche friend e nut. Per il resto, le difficoltà di arrampicata che s'incontrano si attestano tra il 6a ed il 6b, protetti bene (S1-S2), con qualche passo più impegnativo (6b+) sulla sesta lunghezza. L'arrampicata richiesta è prevalentemente tecnica su tacche e placca. Le difficoltà indicate per ciascun tiro sono pressoché costanti e continue per ogni singola lunghezza di corda (non solo pochi metri o pochi passi a tiro) e, per questa ragione, per affrontare questa via è richiesto allenamento, testa e padronanza del grado.
In conclusione, la Simon-Bea è una bella via, di soddisfazione, assolutamente consigliata.





Riferimenti Bibliografici:
Cartine: Sappada-S.Stefano-Forni Avoltri, Tabacco ed. Foglio 01, 1:25.000
Testi: E. Zorzi, S. D'Eredità, Alpi Carniche Occidentali, Idea Montagna ed. (2025), pp. 237-241;
E. Zorzi, C. Piovan, S. D'Eredità, IV Grado Friuli Occidentale, Idea Montagna ed. (2011), pp. 205-207;
C. Piovan, E. Zorzi, S. D'Eredità, Alpi Carniche Alpi Giulie, Alpine Studio ed. (2016), pp. 103-104 e relativi schizzi e foto.