Dislivellometro stagione Ski-alp 2010-11:

Dislivellometro stagione Ski-alp 2014-15: 11.250 m. (Reports)

Dislivellometro stagione Ski-alp 2013-14: 28.750 m. (Reports)

Dislivellometro stagione Ski-alp 2012-13: 16.400 m. (Reports)

Dislivellometro stagione Ski-alp 2011-12: 5.600 m.

Dislivellometro stagione Ski-alp 2010-11: 20.890 m.


mercoledì 28 agosto 2013

Via Morbegnesi alla Sfinge (2802 m.s.l.m.)

Lombardia, Alpi Retiche, Gruppo Masino-Bregaglia, Valle dell'Oro, Valtellina, Sondrio

Relazione attinente alla scalata sulla via di roccia "Morbegnesi" alla parete Sud-Est della Punta della Sfinge. Ascensione effettuata in data 20 luglio 2013 da Toso e B.C., Marco e Dani.



Se si è nati per la montagna, 
presto o tardi ci si sente attratti,
 magari in modo violento.
[Riccardo Cassin, 
frase riportata su Montagne 360, 
Maggio 2013 p. 14]



Il muso della Sfinge
Itinerario automobilistico: Da Morbegno salire ai Bagni di Masino (vedi ubicazione al termine di questo post). Arrivati nei pressi della struttura alberghiera e termale dei Bagni di Masino posteggiare la macchina. Qui il parcheggio è a pagamento. Se si arriva la mattina presto presto si riesce a trovare posto anche senza pagare. In alternativa si può parcheggiare lungo la strada che porta ai Bagni, attenzione, però, a mettere la macchina interamente fuori dalla carreggiata. Dal parcheggio seguire le indicazioni per Rifugio Omio(2100 m.s.l.m.);
Avvicinamento: Per arrivare al Rifugio Omio (2100 m.s.l.m.) dai Bagni Masino (1172 m.s.l.m.), basta seguire le indicazioni e il sentiero ben tracciato che in poco più di due ore conduce alla meta (Io e la B.C. c'abbiamo impiegato 1h e 45min). Dal Rifugio Omio, per andare all'attacco della via, bisogna seguire le indicazioni per il Passo della Vedretta e per il sentiero Dario di Paolo. Attenzione, non seguire le indicazioni per il Passo del Ligoncio (come scritto su alcune relazioni) perché questo sentiero porta alla base della parete Ovest della Sfinge (Questo errore io e la B.C. lo abbiamo commesso ad agosto del 2012 quando, seguendo senza ragionare le indicazioni imprecise di una relazione, ci siamo trovati al cospetto della parete sbagliata). La via dei Morbegnesi sale sulla parete Sud-Est della Sfinge. Quindi subito dopo il Rifugio Omio, andando in direzione della Sfinge, NON seguire il sentiero che sale a destra percorrendo un canale in cui spiccano, evidenti, una serie di muretti di contenimento, ma proseguire dritti seguendo il sentiero Dario di Paolo, indicato da bollini rossi e bianchi. Questo sentiero percorre un ampio canale su rocce granitiche, placche e gande (ad inizio stagione neve abbondante) per circa 50-60 minuti. Quando si è al cospetto della parete Sud-Est della Sfinge, abbandonare il sentiero e dirigersi verso la parete. L'attacco della via è nei pressi di una placca fessurata proprio sotto un lungo diedro. Si consideri che ad inizio stagione la neve può arrivare a coprire anche i primi 10 m. della placca fessurata iniziale.
Dislivello di avvicinamento: Poco meno di 1000 m. per arrivare al Rifugio Omio, da qui all'attacco della via ci sono altri 500 m. di dislivello. Complessivamente, quindi, ci sono 1500 m. di dislivello per 3 ore circa;

Lunghezze: 7 tiri;

Dislivello in arrampicata: 250 m. circa;

Quota di partenza (avvicinamento): 1172 m.s.l.m.;

Quota di partenza (arrampicata): 2500 m.s.l.m. circa;

Quota di arrivo: 3802 m.s.l.m. circa(questa è la quota della vetta della Sfinge, la via sbuca qualche metro più in basso;

Difficoltà: VI°e A0 (non valutabile il grado in libera);

Soste: Attrezzate con chiodi;

Esposizione: Sud-Est;

Vie di fuga: In doppia dalla via. (Nel 2012, in un precedente tentativo, noi ci siamo calati dalla sesta lunghezza);

Tipo di roccia: granito;

Materiale: Normale dotazione alpinistica, portare nuts e friends per integrare, cordini per unire i chiodi delle soste, due mezze corde da 60m.;
Tempo di arrampicata: Abbiamo iniziato alle 10.15 e siamo arrivati al termine della via alle 14.15;

Discesa: Due calate in doppia sul versante Ovest, più discesa su rocce e gande fino al sentiero che dal Passo dell'Oro porta al Rifugio Omio. 1 ora di doppie, mezz'ora per gande fino al sentiero e 45 minuti fino alla Omio;

La Sfinge durante l'avvicinamento


Relazione:
Attacco: L'attacco è nei pressi di una placca fessurata posizionata proprio sotto un evidente e lungo diedro;


Il tracciato della via


Primo Tiro (V°, 50 m.): Si risale l'evidente diedro fessura fino ad arrivare ad un pulpito sulla sinistra (qui eventualmente si può attrezzare una sosta). Dal pulpito si affronta la placca successiva, sulla quale si trovano 2 vecchi chiodi (uno a metà e uno al termine della placca) che richiede un'arrampicata d'aderenza ed oppone passaggi di V°. Si trova la sosta su due vecchi chiodi spostandosi a destra verso il diedro. Attenzione, la lunghezza di questo tiro dipende molto dall'altezza della neve che si trova alla base. Nel nostro primo tentativo, nel 2012, neve non ce n'era e la lunghezza del tiro è stata di 50 m. circa. Nella scalata del 2013, di cui questa relazione, abbiamo trovato così tanta neve alla base che abbiamo scalato in libera fino al pulpito, qui abbiamo attrezzato una sosta precaria con un friend e abbiamo scalato l'ultima parte della lunghezza, fino alla sosta, che è quella più delicata. E' molto probabile, soprattutto dopo un temporale notturno, trovare i primi 4 tiri bagnati;


Marco sulla placca del primo tiro

Secondo Tiro (V°, 25 m.): Si sale l'evidente diedro fino a raggiungere la sosta successiva, su due chiodi, un fix e cordino. L'arrampicata è bella ed oppone qualche passaggio di    IV°+ . Essendo bagnata, gli ho messo un V°. Marco e Dani hanno concatenato il primo tiro con il secondo(proprio perchè la prima lunghezza, data la neve abbondante, è risultata particolarmente corta);


Marco sulla seconda lunghezza
B.C. e Marco sullo spettacolare diedro che caratterizza il secondo
(e successivi) tiri.


Terzo Tiro (V°, 55 m.): Si prosegue sul diedro con arrampicata divertente fino ad uscire  a sinistra su una cengia erbosa, poco dopo si trova una sosta su due chiodi e cordino. Volendo, come abbiamo fatto noi, si rinvia alla sosta e si prosegue sempre sul diedro, che oppone un solo passo di IV°+ fino ad arrivare alla sosta successiva, sempre su due chiodi;


La seconda parte del terzo tiro. Si consideri che, con questa lunghezza,
abbiamo concatenato due tiri


Quarto Tiro (IV°, 30 m.): E' una specie di tiro di raccordo tra la prima parte della via e la seconda, quella "cattiva". Si sale in verticale fino a trovare un chiodo con anello aperto. Da qui ci si sposta a sinistra e, con percorso logico, si risale un diedro obliquo e si prosegue con facile arrampicata fino alla sosta su due chiodi.


La B.C. all'inizio della quarta lunghezza. Il grande diedro volge al termine
La B.C. ingaggia la seconda parte della lunghezza.
Si noti lo spostamento a sx


Quinto Tiro (VI°, 35 m.): A mio parere è il tiro più difficile della via, perchè è quello di più difficile lettura ed interpretazione. E' molto facile sbagliare (noi qui nel 2012 siamo dovuti tornare indietro e nel 2013 siamo usciti fuori via) complici anche le relazioni che, a mio parere, sono piuttosto imprecise. Spero di essere più utile con questa mia.  Dalla sosta ci si sposta a sinistra con facile camminata su cengia erbosa. Di fatto si aggira un avancorpo roccioso e si arriva nei pressi di una bella parete molto lavorata. Abbiamo ancora i piedi sull'erba. Se si volge lo sguardo a destra si noterà un cespuglio alla cui base spicca un cordone rosso, qui c'è una sosta che consiglio di ignorare. Volgendo lo sguardo in alto, diagonale sinistra, si noterà un sasso incastrato tra due lame. Questo sasso deve guidarci, deve diventare la nostra stella polare. Quindi si deve salire in verticale per un paio di metri e poi spostarsi in diagonale sinistra con arrampicata delicata su placca nella direzione del sasso incastrato (che però ora non vediamo più, ma che abbiamo memorizzato esattamente dov'era). Vinceremo un piccolo salto verticale ed ecco che vediamo il sasso incastrato, ma soprattutto, alla nostra destra la sosta su due chiodi, ove ci fermeremo.


La B.C. sulla quinta lunghezza
In rosso il tracciato da seguire corretto(VI°). In blu il tracciato fatto da Dani (VII°)
In viola quello fatto dal Toso (VI°)


Sesto Tiro (VI°+, 15 m.): Dalla sosta ci si sposta in traverso a sinistra sfruttando una stretta cengia erbosa. Si riesce a rinviare ad un chiodo posto sulla sinistra e si prosegue su placca fino ad un evidente chiodo (con cordino sfilacciato) ove si rinvia e si prosegue verso sinistra in direzione del famoso sasso incastrato. Raggiungere il sasso richiede un'arrampicata delicata, inizialmente di aderenza e successivamente sfruttando delle belle lame, che oppone difficoltà di VI° (a mio parere VI°+). Si riesce a proteggere con un friend. Una volta raggiunto il sasso, superarlo è abbastanza facile. Si arriva su un comodo terrazzo, si prosegue qualche metro e si trova, sulla destra una sosta da attrezzare su chiodi distanti.


La BC all'uscita del sesto tiro


Settimo Tiro (A0, 50 m.): Dalla sosta, se si volge lo sguardo in alto a destra, si riesce a distinguere la placca con i chiodi a pressione che rappresenta il passo chiave della via. Quindi, dalla sosta, si rimonta il diedro andando verso destra, con arrampicata facile fino a raggiungere la placca in questione. A questo punto dipende dalla capacità del singolo alpinista, fare in libera i prossimi 5 metri è un'impresa che a me non è riuscita, ho azzerato, tranne che sul primo, su tutti i restanti chiodi. Certo è che le difficoltà sono superiori al VII°, dato che il Dani, che si scalda sul 6b, ha dovuto tirare i rinvii... fate un po' voi.... Comunque sia, superato, in un modo o nell'altro, il passaggio "cattivo" ci si trova al cospetto di un bel tetto che deve essere superato verso destra con passaggio atletico ed esposto (V°+). C'è qualche chiodo e si riesce comunque ad integrare. Si arriva alla base del camino di destra (visibile dalla sosta) che richiede l'ultima fatica della giornata. Infatti, pur non essendo mai più difficile di un V°, questo camino mi ha fatto faticare. Si esce sul versante Sud-Ovest della Sfinge ove si trova una sosta (attrezzata con spit, catena e anello di calata) piuttosto scomoda.


L'ultima lunghezza vista dalla sosta. Si esce sul camino a forma di V
posto in alto al centro della foto
Marco e Dani al termine della via


Discesa: Dalla sosta ci si cala con due calate da 50 m. fino alla base della parete sud-est della sfinge. Il secondo ancoraggio di calata è un anello cementato, ma si trovano agevolmente altre calate su chiodi, cordini e maglie rapide. Attenzione che alla base della parete potrebbe esserci neve.




Considerazioni finali: La Morbegnesi alla Sfinge era un conto da chiudere. L'anno scorso ne ero stato respinto due volte. La prima in quanto avevo sbagliato non solo l'attacco, ma, addirittura, la parete. Mi ero ritrovato al cospetto della parete Est, invece la via sale sulla Sud-Est. La seconda volta, pochi giorni dopo, insieme anche a Marco, ci siamo calati dopo aver fatto il quinto tiro. Come detto, questo tiro è, a mio parere, il tiro chiave della via perchè di difficile lettura. Superata questa lunghezza, infatti, la via è molto logica. E' vero che manca ancora la dura placca dell'ultimo tiro, ma questa, non dimentichiamolo, è azzerabile. Tra l'altro il passo di VI° del quinto tiro è da fare (quasi) sprotetto, nel senso che forse si riesce a proteggere con un piccolo nut. Anche il tiro dopo ha un paio di passi di VI° prima di arrivare al sasso incastrato, ma credo che qui si riesca ad azzerare utilizzando un friend. Restando sempre alla quinta lunghezza, occorre fare attenzione a NON salire verticalmente (noi lo avevamo fatto nel 2012). Facendo così, infatti, si arriva ad una sosta posta sotto un tetto, ma questa sosta appartiene ad un'altra via.
Dopo queste doverose premesse, veniamo ad alcune considerazioni sulla via. Si tratta di una via di grande soddisfazione che si svolge in ambiente selvaggio e magnifico. Richiede un'arrampicata sempre varia, dall'aderenza del primo tiro, all'arrampicata su diedro dei successivi tre tiri, ai passaggi di VI° tecnici sui tiri intermedi, alla forza dell'ultima lunghezza. Richiede anche capacità di saper integrare e di lettura della via. 


L'incredibile voragine posta all'attacco della via che ha inghiottito
la giacca di Marco. Con neve abbondante, come nella relazione descritta,
si crea una vera e propria "crepaccia terminale" tra la neve e la parete


Riferimenti Bibliografici: 
Testi: M. Sertori, G. Lisignoli, Solo Granito, Ed. Versante Sud, Milano, 2007, p. 100 


Le due cordate ingaggiano il primo tiro


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