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Dislivellometro stagione Ski-alp 2012-13: 16.400 m. (Reports)

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Dislivellometro stagione Ski-alp 2010-11: 20.890 m.


lunedì 11 agosto 2014

Via Gervasutti alla Punta Allievi (3121 m.s.l.m.)

Lombardia, Alpi Retiche, Gruppo Masino-Bregaglia, Val di Zocca, Valtellina, Sondrio
Relazione attinente alla scalata sulla via di roccia "Gervasutti" allo Spigolo di Punta Allievi. Ascensione effettuata in data 3 e 4 agosto 2013 da Toso e GM.

http://www.archivioteca.it/wp-content/uploads/2014/08/Relazione-Via-Gervasutti.pdf


L’alpinismo attrae i caratteri forti, gli egocentrici, gli stravaganti,
e costoro si trovano a convivere gli uni a fianco degli altri.
[Graham Bowley, NO WAY DOWN,  
Mondadori, Milano (2011), p. 73]



Itinerario automobilistico: Posteggiare la macchina nel parcheggio posto all'ingresso del paese di San Martino (Vedi ubicazione alla fine di questo post). Qui, nel periodo estivo, partono le navette che portano in Val di Mello;
Avvicinamento: Il primo giorno siamo saliti al Rifugio Allievi-Bonacossa (2400 m.s.l.m.) partendo dalla Val di Mello alle ore 08.30 e arrivando al Rifugio alle 12.00. Per arrivare al Rifugio Allievi dalla Val di Mello basta seguire il sentiero ben segnalato. Il secondo giorno, per arrivare all’attacco della via dal Rifugio Allievi c’abbiamo impiegato 30 minuti, uscendo dal Rifugio alle 05.20 e arrivando all’attacco alle 05.50. Abbiamo superato, sul sentiero, entrambe le cordate che ci precedevano. Dal Rifugio Allievi si imbocca il sentiero che, in leggera salita, conduce al Rifugio  Ponti (si tratta di una tappa del Sentiero Roma – vedi post) Dopo alcuni minuti si abbandona il sentiero per seguire tracce di sentiero e qualche ometto che conducono verso lo spigolo Sud della Punta Allievi, da cui parte la via Gervasutti; 
Dislivello di avvicinamento: 1400 m. circa;
Lunghezze: 20;
Dislivello in arrampicata: 600 m. circa;
Quota di partenza (avvicinamento): 1000 m.s.l.m. circa;
Quota di partenza (arrampicata): 2500 m.s.l.m. circa;
Quota di arrivo: 3121 m.s.l.m. (Vetta della Punta Allievi);
Difficoltà: TD- (Max VI°);
Soste: La maggior parte su chiodi, altre su spuntoni, un paio su spit. Portarsi comunque tutto il necessario per attrezzarle;
Esposizione: Sud-Est, Sud-Ovest;
Vie di fuga: Ci sono due vie di fuga. La prima dopo il 4° Tiro da cui, sul versante esposto ad Ovest, ci si può calare sfruttando una serie di soste attrezzate, la prima di queste è, ben visibile, su spit, le altre non sono state verificate da chi scrive. La seconda via di fuga è dopo l’8° Tiro, in prossimità del Secondo Dito. Qui si scende lungo un evidente canale esposto, anch’esso, a Sud-Ovest. Vi sono soste attrezzate su chiodi e cordini. Una cordata che ci seguiva si è ritirata proprio lungo questo canale eseguendo tre calate in corda doppia;
Tipo di roccia: Granito;
Materiale: Normale dotazione alpinistica con protezioni veloci, martello e chiodi non necessari, ma noi li abbiamo portati. Due mezze corde da 60 metri;
Tempo di arrampicata: Noi abbiamo iniziato ad arrampicare alle 06.10 e siamo arrivati in cima alle 13.40, quindi 7 ore e mezzo per la salita;
Discesa: Si scende a piedi per la normale della Punta Allievi che oppone passaggi su nevai, e qualche delicato passo su roccia che richiede attenzione. Non supera il II° grado, ma, in almeno due casi, è proibito sbagliare. Per il resto è tutto gande, blocchi e sfasciumi fino al Rifugio Allievi. Un’ora e mezza dalla vetta al Rifugio;
Attacco: Se si guarda lo spigolo sud della Punta Allievi, si distingue chiaramente alla base dello spigolo un cengia erbosa posta sopra un avancorpo roccioso. Ebbene l’attacco della via Gervasutti è sito proprio al termine destro delle cengia erbosa, proprio sotto lo spigolo;

In rosso evidenziato il percorso di avvicinamento all'attacco della via

Relazione:
Primo Tiro (V°, 40m.): Dalla fine della cengia erbosa iniziare la progressione con un traverso a destra(faccia a monte, circa 5 m.), seguendo le pieghe più facili della roccia, fino a quando s’incontra un chiodo. Si tratta di un vecchio chiodo da diedro, nascosto da una piega della roccia che si vedrà solo dopo averla superata, volgendo lo sguardo a sinistra. Rinviato su questo chiodo (per la verità un po’ traballante) smettere di traversare a destra e salire verticalmente affrontando delle placchette che oppongono passaggi di V°. Si arriverà in questo modo ad una sosta su tre chiodi. Noi abbiamo sostato qui, in quanto, dal famoso primo chiodo incontrato, invece di salire verticalmente ho, seguendo le indicazioni di una relazione (per altro ben fatta), scalato con una leggera direzione sinistrorsa fino a quando ho incontrato i chiodi di una sosta. Sempre sulla base di questa relazione, ho rinviato e sono proseguito con un’arrampicata destrorsa fino a quando ho incontrato la sosta su tre chiodi ove mi sono fermato in quanto la corda iniziava a fare attrito dati tutti questi spostamenti a zig zag (nonostante fossi stato attento ad allungare per bene i rinvii). Credo, però, che se dal chiodo, come ho detto, si sale esattamente in modo verticale, si possa evitare di fermarsi alla sosta, ma proseguire (c’è un chiodo subito dopo la sosta) risalire la successiva placca (IV°+) e, una volta arrivati ad una cengia erbosa, fare sosta su dei chiodi uniti da cordini presenti a destra sulla cengia;

L'attacco della Via Gervasutti, si deve traversare a
destra superando lo spigolo
GM affronta le placche della prima lunghezza

Secondo Tiro (V°, 50m.): Dalla sosta su tre chiodi, GM è partito scalando la successiva placca lavorata posta proprio sopra la sosta (1 chiodo poco dopo la sosta). Arrivato ad una cengia erbosa non si è accorto della presenza di una sosta con cordini a destra ed è proseguito verticalmente seguendo un diedro appena accennato, sprotetto, che oppone passi di V°. Poi, avvedutosi che la via andava decisamente a destra, ha fatto un traverso a destra (IV°+) fino ad arrivare sull’evidente diedro che caratterizza la parte terminale del secondo tiro se fosse stato fatto in maniera corretta. GM ha fatto sosta su friends.
La descrizione del secondo tiro la posso fare perchè ho potuto vedere dove abbiamo sbagliato e ho indirizzato correttamente le cordate che erano dietro di noi. Se si è fatto sosta sui tre chiodi, prima della placca, si risale la placca (chiodo poco dopo la sosta) per circa 4-5 metri e quando si arriva ad un cengetta erbosa si vede subito a destra la sosta su cordini. (Se si è fatto sosta su questi cordini, invece, proseguire da qui) Si rinvia (allungando il rinvio) sulla sosta e si prosegue con direzione diagonale destra su rocce facili (IV°) fino a raggiungere un evidente diedro. Lo si risale per alcuni metri fino alla sosta. Noi abbiamo sostato su friends pochi metri sopra la sosta tra il secondo e terzo tiro.

GM ingaggia la seconda lunghezza. Si noti sulla dx la cengia
erbosa da seguire
In rosso evidenziato il percorso del secondo tiro. GM, invece, come
si può notare, è andato fuori via

Terzo Tiro (V°, 60m.): Seguire il diedro, che in alcuni casi oppone dei passaggi più delicati (che ho valutato di V°) in quanto sporchi d’erba e la roccia è piuttosto lichenosa, fino ad esaurimento della corda proprio al pelo sulla sosta su due chiodi e cordino rosso.

Il diedro che caratterizza la terza lunghezza



Quarto Tiro (VI°, 50m.): E’ il tiro chiave della via. Si distingue chiaramente, dalla sosta, il blocco di granito che impedisce il passaggio in quanto incastrato sul diedro. Lo si deve vincere sulla sinistra, con un movimento faticoso anche se ben protetto (VI°). Io forse sono rimasto troppo dentro, se si rimane esterni, probabilmente, è meno faticoso. Vinto il blocco, la progressione rimane comunque delicata (V°+). Inizialmente ho scalato sulla fessura di destra, poi, mano a mano che si allarga e diventa improteggibile, sono ritornato sul diedro ove ci sono alcuni chiodi. Si prosegue con arrampicata che non cala mai sotto il V° fino ad arrivare al filo di cresta. Qui siamo nei pressi del Primo Dito. Bisogna scavalcare la cresta rocciosa e andare nel versante ovest calandosi di una decina di metri circa. Io ho divallato nel primo intaglio a sinistra, ma ho sbagliato, conviene scavalcare al secondo o terzo intaglio (quelli più centrali), rinviando con un cordino su uno degli spuntoni presenti, altrimenti, come nel mio caso, si crea troppo attrito per recuperare il secondo. Calatisi di una decina di metri si trovano due soste. La prima su chiodi, la seconda su spit con anello di calata. Da qui, eventualmente, c’è la prima via di fuga.


Il passo chiave della via, il masso incastrato
sul diedro
La sosta della quarta lunghezza si trova sul versante Ovest

Quinto Tiro (IV°+, 35m.): Si sale verticalmente rispetto alla sosta a chiodi. Non andare assolutamente a sinistra verso l’evidente cengia! L’arrampicata oppone passaggi di IV°+, con lame rovesce e divertenti. Ricercare sempre i passi più facili. Si riesce ad integrare agevolmente. Si prosegue verticalmente in direzione del filo di cresta. Dopo una quindicina di metri si trova uno spit. Subito dopo una cengia erbosa, da qui si prosegue in direzione destrorsa fino al filo di cresta ove si trova una sosta a spit (oppure sostare su uno spuntone);

GM alla fine della quinta lunghezza

Sesto Tiro (IV°-, 40m.): Si scavalca la cresta e si arrampica sul versante Est su roccia facile che oppone passaggi di III°+. La progressione è piuttosto logica. Senza particolari difficoltà si arriva nei pressi della sosta su due chiodi posizionata proprio sotto un evidente diedro.

GM affronta la sesta lunghezza
Settimo Tiro (V°, 40m.): Si sale con percorso logico ed intuitivo arrampicando sull’evidente diedro che diventa, mano a mano che si progredisce, sempre più difficile. Questa lunghezza l’ha fatta GM da primo, ma mi sembra che gradarla IV°+ stia un po’ stretto soprattutto per alcuni passaggi un po’ tecnici e delicati che ci sono quando ci si deve spostare sul lato sinistro del diedro. L’uscita a destra, poco prima della sosta su spit, non comporta difficoltà di sorta ed è abbastanza logica.

Il diedro che caratterizza la settima lunghezza
GM al termine del settimo tiro

Ottavo Tiro (IV°+, 35m.): Dalla sosta si va a destra e poi si risale la bella placca fessurata che, mano a mano oppone qualche passaggio di IV°+. Si esce a sinistra alla fine del torrione e si percorre qualche metro in diagonale sinistra sul versante occidentale fino a fare sosta su spuntone nei pressi di una cengia erbosa. Prima della sosta si deve passare una bella placca (2m.), facile, ma d’aderenza.

La parte finale dell'ottava lunghezza si svolge nel versante Ovest

Nono Tiro (conserva, 55m.): Su suggerimento di G.M. ,invece di proseguire in conserva sull’evidente cengia erbosa che si sviluppa alla sinistra della sosta sul versante occidentale, abbiamo preferito proseguire facendo tiri di corda. Avremo perso forse 10 minuti di più, ma abbiamo privilegiato la sicurezza. In particolare, dopo i primi 10 metri di cengia erbosa, si trova una serie di placche rocciose, facili ma insidiose, che è meglio non sottovalutare. Si scende su percorso logico fino a sostare, quasi al termine della corda, su spuntoni.

La facile ma insidiosa cengia della nona lunghezza

Decimo Tiro (II°, 55 m.): Si prosegue ancora per qualche metro orizzontalmente verso sinistra e poi si risale, su percorso logico, un muretto facile che conduce in cresta, si prosegue sulla cresta vincendo due o tre blocchi di granito finchè si trova un vecchio chiodo (siamo in cresta sul versante orientale) con vecchio cordino su cui sostare.

La parte finale della decima lunghezza, si scavalca il filo di cresta
ci si riporta sul versante orientale

Undicesimo Tiro (II°, 55 m.): Si prosegue sulla cengia erbosa (che questa volta è destrorsa guardando la sosta) fino al termine della corda e si sosta su spuntone nei pressi di un bel camino verticale.

GM affronta il lungo traverso a destra
La linea indica il tracciato dell'undicesima lunghezza
Dodicesimo Tiro (III+, 30 m.): Si risale il camino di destra (quello di sinistra termina nel nulla dopo pochi metri) che oppone un’arrampicata non particolarmente difficile e piuttosto logica. Si sosta su uno spuntone al termine del camino. Siamo proprio sul filo di cresta. Ad Ovest scende un canale che potrebbe essere utilizzato come via di fuga. Una volta giunto in sosta sullo spuntone, mi sono seduto sul filo di cresta e, nel cercare di mettermi comodo, mi si è sganciato il martello dall’imbraco ed è caduto 35 metri più sotto nel canale. Quando GM è arrivato in sosta mi sono fatto calare con un mezzo-barcaiolo e ho recuperato il martello.

Si risale il camino di destra, ignorando quello di sx

Tredicesimo Tiro(IV°, 20m.): Recuperato il martello (ho potuto vedere che nel canale sono attrezzate delle soste per un’eventuale calata) sono partito per il tiro successivo. L’arrampicata si svolge sul lato occidentale dello spigolo. Dopo essere scesi per qualche metro su una comoda cengia, si risale un evidente diedro e si riguadagna la cresta che viene percorsa interamente con percorso logico e non impegnativo fino ad incontrare un cordone di sosta su clessidra posto sotto un imponente torrione. Siamo al cospetto del Salto Giallo.

La tredicesima lunghezza
GM esce dal tredicesimo tiro

Quattordicesimo Tiro (V°+, 35 m.): Dalla sosta si traversa a destra per un metro e poi si risale lungo una evidente serie di fessure verticali. La scalata, mano a mano che si progredisce, diventa sempre più tecnica e delicata; Oppone passaggi di V°+. Chiodi ce ne sono, ma io ho ritenuto comunque opportuno integrare, anche perchè l’arrampicata non dà tregua fin quando si trova una fessura erbosa a destra. La si raggiunge con un traverso facile, si sale la detta fessura erbosa e si fa sosta su un terrazzino su due chiodi distanti, proprio sul filo di cresta;

GM affronta la quattordicesima lunghezza


Quindicesimo Tiro (IV°, 30m.): Dalla sosta è indifferente salire a destra sulla facile spalla o andare a sx, sul versante Ovest, seguire per pochi metri una cengia esposta ma facile, arrampicare su percorso facile e logico fino al filo di cresta e ritornare sul versante orientale. Io ho fatto quest’ultima variante, GM, invece, è salito alla destra della sosta. Forse è meglio fare come GM, inutile andare a sx su forte esposizione per poi tornare a dx. Una volta riguadagnato il versante orientale proseguire con arrampicata logica e facile su diedrini e fessure fino alla sosta. Questa è attrezzata su vecchio cordone su clessidra anch’essa sullo spigolo.

GM all'uscita della quindicesima lunghezza

Sedicesimo Tiro (III°+, 30 m.): Arrampicare alla destra della sosta con percorso facile e logico. Si risale una placca molto lavorata che conduce proprio verso un evidente tetto aggettante con sfumature rossastre. Qui GM ha fatto sosta su spuntone. In realtà, se ci si porta a destra su comoda cengia erbosa, si trova una sosta su due chiodi dopo pochi metri.

GM all'attacco della sedicesima lunghezza
La linea del sedicesimo tiro
Diciasettesimo Tiro (IV°, 10m.): Dalla sosta su spuntone su cui mi aveva recuperato GM, sono andato a destra sulla cengia erbosa, ho trovato i chiodi di sosta e ho rinviato, poi con arrampicata in diagonale destra ho raggiunto un divertente sistema di fessure verticali e ho raggiunto la sosta due chiodi alla base di un camino. Ero tentato di concatenare questo tiro con il successivo, ma GM, saggiamente, mi ha sconsigliato dal proseguire a causa degli attriti che si sarebbero sviluppati. Infatti, la lunghezza successiva è piuttosto articolata.

La linea della diciassettesima lunghezza

GM all'uscita del 17° tiro

Diciottesimo Tiro (IV°+, 35m.): Dalla sosta si traversa a destra per un paio di metri, ignorando il camino che s’erge proprio sopra la sosta. Si prosegue con arrampicata logica su roccia lavorata fino a raggiungere un chiodo di colore rosso. Arrivato al chiodo si rinvia e ci si sposta decisamente a sinistra lungo una stretta cornice. Arrampicata divertente e non banale (IV°+) su questo traverso che termina su un terrazzino comodo e si sosta su un chiodo (io l’ho rinforzata  con un friend). Questa lunghezza è, a mio parere, poco logica, senza relazione è difficilissimo capire che, quando si trova il chiodo rosso, si deve traversare a sinistra. 


GM in uscita dalla diciottesima lunghezza
Diciannovesimo Tiro (III°+, 60m.): A differenza della precedente, invece, questa lunghezza, e la successiva, sono loiche ed evidenti. Proseguire arrampicando sul diedro canale che segue la cresta e che conduce sulla sommità. Per arrivare in cima c’è ancora una lunghezza di I° e II° da farsi, volendo, in conserva.

GM in uscita sull'ultima lunghezza
La facile cresta (da farsi in conserva) che conduce
in vetta alla Punta Allievi (3121 m.s.l.m.)

Discesa: La discesa avviene dal versante Ovest. Inizialmente si raggiunge, a piedi, l’evidente colletto, da cui si seguono i numerosi ometti ed alcuni (sbiaditi) segni di vernice rossa che, in direzione Sud (verso il Rifugio Allievi) conducono in un’oretta, al sentiero Roma. Da qui in 10 minuti all’Allievi. Attenzione: in discesa può capitare di trovare neve. Inoltre, ci sono almeno due passaggi in disarrampicata su roccia, che richiedono molta attenzione, in quanto, pur essendo facili, un errore comporterebbe una caduta di alcune decine di metri. Noi li abbiamo fatti in libera e slegati, ma consapevoli del pericolo che opponevano. Inoltre, quasi al termine del canale di discesa, abbiamo incontrato un ampio nevaio che abbiamo affrontato con l’ausilio del martello. Io infatti avevo solo un paio di scarpe basse da trekking. Quindi non sottovalutare la discesa.

La discesa avviene dapprima verso il colle e poi sul versante
meridionale seguendo ometti e labili verniciature rosse

Considerazioni finali: La Via Gervasutti alla Punta Allievi è una "super classica" della Val di Zocca. Si tratta di una scalata non particolarmente difficile (anche se oppone un passo di VI°), che si destreggia tra le pieghe più facili dell'imponente spigolo meridionale della Punta Allievi. Richiede una buona esperienza alpinistica e un buon livello di preparazione psicofisica in quanto è piuttosto lunga. Noi siamo stati in parete la bellezza di 7 ore, e non si può dire che siamo gente che va piano…  L'ambiente è sicuramente stupendo, ma così imponente e selvaggio da incutere se non timore almeno rispetto. Devo dire che senza una buona relazione è difficile intuire quale sia la linea di salita, infatti il percorso è tutt'altro che logico e, almeno in un paio di circostanze, se avessimo dovute seguire solo il nostro intuito alpinistico, saremmo finiti fuori via. Per il resto è una via che è da farsi per un sacco di ragioni: l'ambiente, la bellezza, la storia alpinistica della via e della zona, ma anche per mettersi alla prova (comunque, per fortuna, ci sono due vie di fuga che consentono di battere in ritirata). A proposito della ritirata, tra tutte le cordate che hanno ingaggiato la via quel giorno, solo io e GM siamo arrivati alla fine...

Il sentiero che conduce al Rifugio Allievi attraversa
la suggestiva Piana di Zocca a 2070 m.s.l.m.

Riferimenti Bibliogarfici: 
Testi: M. Sertori, G. Lisignoli, Solo granito, Versante Sud (2009), pp. 166, 167 



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