Dislivellometro stagione Ski-alp 2010-11:

Dislivellometro stagione Ski-alp 2014-15: 11.250 m. (Reports)

Dislivellometro stagione Ski-alp 2013-14: 28.750 m. (Reports)

Dislivellometro stagione Ski-alp 2012-13: 16.400 m. (Reports)

Dislivellometro stagione Ski-alp 2011-12: 5.600 m.

Dislivellometro stagione Ski-alp 2010-11: 20.890 m.


lunedì 14 luglio 2014

Via Salluard al Pic Adolphe Rey (3536 m.s.l.m.)

Valle d'Aosta, Gruppo del Monte Bianco

Relazione attinente alla scalata sulla via di roccia "Salluard" al Pic Adolphe Rey sul gruppo del Monte Bianco. Ascensione effettuata il 21 giugno 2014 da Toso, Damiano e Laura.


http://www.archivioteca.it/wp-content/uploads/2014/07/Salluard.pdf



Lo scalatore di rocce non è ancora un alpinista, lo deve diventare.
 Le Alpi Giulie e le Dolomiti non sono che una scuola preparatoria.
[Julius Kugy, Dalla vita di un alpinista
Editoriale Domus, Milano 2005, p. 215]


Il Monte Bianco
Itinerario automobilistico: Da Courmayeur (Vedi ubicazione alla fine di questo post) seguire le indicazioni per La Palud e funivia del Monte Bianco. Posteggiare nel parcheggio della funivia.
Avvicinamento: Noi abbiamo preso la prima funivia alle 07.30 che porta fino al Rifugio Torino (3375 m.s.l.m.) con tutto il suo corollario di gradini. Da qui si entra nel ghiacciaio e in pochi minuti si sale al Col Flambeaux (3407 m.s.l.m.). Da qui si segue l'evidente traccia in direzione dei satelliti del Monte Bianco. Il Pic Adolphe Rey è il primo torrione granitico che s'incontra partendo dal basso;


In rosso evidenziato il percorso di avvicinamento

Dislivello di avvicinamento: -200 m. circa (Avvicinamento per lo più in discesa);
Lunghezze: 7;
Dislivello in arrampicata: 300 m. circa;
Quota di partenza (avvicinamento): 3375 m.s.l.m. al Rifugio Torino;
Quota di partenza (arrampicata): 3200 m.s.l.m. circa;
Quota di arrivo: 3500 m.s.l.m. La scalata che abbiamo fatto è terminata sulla spalla del Pic Adolphe e non in vetta. Questo per ragioni di comodità con le calate in doppia. Gli ultimi due tiri, infatti, oltre ad essere piuttosto facili e poco interessanti, possono creare qualche problema di incastro delle corde con le doppie. Essendo tutte le soste attrezzate (recentemente) a spit catena e anello di calata, quella di arrivare fino alla spalla e poi calarsi è la soluzione più consigliata;
Difficoltà: VI°(A0), TD-;
Soste: Attrezzate a spit e catena;
Esposizione: Sud;
Vie di fuga: In doppia dalla via;
Tipo di roccia: Granito;
Materiale: N.d.a. con abbondanza di protezioni veloci. Riuscire a raddoppiare le misure intermedie dei friends sarebbe consigliato. Noi abbiamo anche usato un BD del 4…..;
Tempo di arrampicata: abbiamo iniziato ad arrampicare alle 09.30 e abbiamo finito la via alle 15.00, quindi 5 ore e mezza;
Discesa: In corda doppia lungo la via, si consideri un paio d'ore;
Attacco: L'attacco può avvenire in corrispondenza dell'evidente conoide nevoso che s'insinua sulla destra dello spigolo, oppure affrontando direttamente lo spigolo iniziando ad arrampicare all'altezza di un evidente spit e spostandosi a destra;


L'avvicinamento tra i crepacci






Relazione:
Primo Tiro (IV°, 35 m.): Noi abbiamo iniziato dal primo diedro che s'incontra esposto a sud (presenza, a pochi metri dal ghiacciaio, di uno spit con maglia rapida). Quindi NON abbiamo iniziato dalla fine del conoide nevoso che s'insinua a Nord (ma anche questa potrebbe essere una valida alternativa d'attacco della via descritta). Si risale la facile gradinata portandosi in direzione dello spigolo, sempre per facili rocce si aggira lo spigolo e ci si porta sul versante Nord (qui abbiamo trovato residui di verglas) che però non hanno infastidito l'arrampicata che prosegue per facili rocce e permette di superare il primo avamposto roccioso, spostandosi, al suo termine, a sinistra ove si trova una sosta su chiodi uniti da cordino rosso. Noi abbiamo sostato qui, ma se si prosegue per 10 m. sulla facile placca soprastante, s'incontra la sosta a spit su catena (consigliata)(S1). Se si esclude lo spit visibile dalla base (al quale non ho rinviato per evitare eventuali attriti) su questa prima lunghezza non ci sono chiodi, però si riesce a proteggere abbastanza agevolmente;


L'attacco della via Salluard. La linea tratteggiata indica che
la progressione avviene dalla parte opposta dello spigolo
Il Toso ingaggia il primo tiro
Laura in uscita dalla prima lunghezza, si noti la presenza di verglas
Damiano sul primo tiro


Secondo Tiro (VI°oppure A0, 30m.): Dalla sosta la via si articola su facili lame e fessure in direzione (piuttosto logica) di un tettino panciuto e fessurato. Senza grosse difficoltà si arriva al ballatoio sottostante il passo chiave. Sfruttando un rovescio si riesce a rinviare  al chiodo della fessura e con un movimento tecnico, in strapiombo (piuttosto faticoso), si vince la pancia portandosi sulla placca superiore. Il passo (che comunque è azzerabile) oppone una difficoltà che, a mio parere, è almeno VI°+, poi su altre relazioni si legge V°… mah…. Sta di fatto che mentre superavo in libera il passaggio duro, nel cercare di ristabilizzarmi ho perso un piede e ho fatto un bel volo di almeno 3-4 metri. La caduta mi ha piuttosto scosso e, nonostante sia ripartito immediatamente ad arrampicare da capocordata, ha compromesso la serenità della progressione dell'intera via.
Pochi metri dopo il passaggio duro, ci si porta sulla sinistra ove si trova una comoda sosta su cengia. Volendo si può concatenare anche il tiro successivo;


Il Toso sulla seconda lunghezza
Il Toso sul passo chiave del secondo tiro
Laura affronta il passaggio aggettante
E' la volta di Damiano...


Terzo Tiro (V°+, 25m.): Si risale il sistema di fessure che si diparte dalla sosta sulla destra. Verso metà della lunghezza la fessura che si sta scalando diventa piuttosto larga e oppone due passi piuttosto ostici (V°+), qui torna utile avere un BD da 4 per riuscire a proteggersi ed eventualmente ad azzerare. S'incontra la sosta su spit e catena (S2);


Il sistema di lame e fessure che caratterizza
la terza lunghezza
Laura in uscita dal terzo tiro


Quarto Tiro (V°+, 35m.): Risalire il diedro posto immediatamente sopra la sosta, poi piegare leggermente a sinistra seguendo una serie di diedrini fessurati che oppongono passi di V°. Presenza di qualche chiodo e buone possibilità di utilizzare protezioni veloci. Si arriva su comoda sosta a spit (da unire con cordino) posizionata su un ampio ballatoio (S3).


L'evidente diedro da scalare all'inizio della quarta lunghezza
Laura in uscita dalla quarta lunghezza


Quinto Tiro (VI°+, 40m.): La via originale sale lungo l'evidente diedro posizionato sopra la sosta. Noi, invece, siamo andati a sinistra aggirando lo spettacolare spigolo e facendo una variante. Una volta girato lo spigolo e arrivati  sul versante occidentale, si sale una facile fessura di terzo grado. Alzando la testa si distingue chiaramente l'ampia e lunga fessura che rappresenta il passo chiave dell'intera via. Senza difficoltà si raggiunge la fessura. La scalata ora richiede molto impegno, forza e resistenza, sia fisica che mentale. Fino al masso incastrato posizionato a metà fessura, non ci sono protezioni (ed è difficile riuscire ad inserire friends). Fino al masso incastrato si arrampica in dulfer (molto faticoso), unendo due cordini si riesce a proteggersi sul masso incastrato. Arrivati sopra il masso ci si può fermare a riposare le braccia incastrandosi dentro l'ampia fessura (che a questo punto è quasi un camino). A questo punto abbiamo l'ultima parte della fessura da affrontare, oppone ancora passi di VI°, ma un provvidenziale cordino, lungo, inserito su un chiodo alla sinistra del camino permette un eventuale azzeramento. L'uscita è priva di difficoltà. Lunghezza molto impegnativa, faticosa e dalle protezioni aleatorie… Sul masso incastrato era presente una fettuccia, quando ho passato il rinvio dentro e l'ho tirato per provarla, questa si è stracciata come un foglio di carta…. Incubo…. Avevo le braccia che erano al limite… Così ho abbracciato il sasso e ho provato ad avvolgervi uno dei miei cordini… Non bastava… Unisco un altro cordino e finalmente riesco a proteggermi. Grido a Damiano di bloccare… Ho i bicipiti che stanno per scoppiare, ho assoluto bisogno di sciogliere le braccia prima di affrontare la seconda parte di questo inferno…. Arrivo in sosta davvero provato… Quando Damiano mi propone di andare lui da primo per gli ultimi due tiri, sono veramente sollevato… Non avrei mai chiesto il cambio, perché sono troppo orgoglioso, ma gli cedo il comando molto volentieri… La Salluard fino qui mi ha proprio messo a durissima prova…


Il traverso a sx all'inizio del quinto tiro
Laura in uscita dalla dura fessura della quinta lunghezza
L'uscita dal quinto tiro

Sesto Tiro (V°+, 55m.): Si aggira lo spigolo alla destra della sosta (su due spit uniti da cordino), la progressione qui è molto facile (II°) si incontra dopo pochi metri una sosta su spit e catena(S4), si rinvia e si prosegue in direzione dello spettacolare sperone granitico che s'innalza davanti a noi. Si affronta la prima fessura che s'incontra posizionata a pochi metri dallo spigolo. Si prosegue per l'evidente sistema di fessure e lame mantenendo una direzione sinistrorsa. Qualche chiodo e buone possibilità di proteggersi con protezioni veloci. Arrampicata divertente e mai banale sempre sul V° superiore. Si arriva in sosta su spit e catena posizionata su un comodo ballatoio(S5).  


Damiano ingaggio il sesto tiro


La spettacolare sesta lunghezza fino alla sosta


Settimo Tiro (V°+, 55m.): La via prosegue per lame e fessure in direzione di un'evidente intaglio formato da un gendarme (a sinistra) e la parete dello spigolo a destra. L'uscita avviene proprio nell'intaglio e, contrariamente a quanto sembra dalla sosta, non oppone difficoltà insormontabili (sempre sul V°).
Si arriva in sosta su un comodo ballatoio(S6). Qui la via di fatto ha termine… Proseguire, infatti, significa affrontare altri tre tiri poco significativi, sul versante Nord con la conseguenza di aver problemi nelle calate in doppia. 



Damiano sull'ultima lunghezza


Damiano all'uscita della settima lunghezza
Laura esce dalla via


Discesa: Dalla sosta ci si cala con 6 doppie.
Prima doppia: Da S6 a S5;
Seconda doppia: Da S5 a S4;
Terza doppia: Da S4 a S3;
Quarta doppia: Da S3 a S2;
Quinta doppia: Da S2 a S1;
Sesta doppia: Da S1 alla base;





Considerazioni finali: Via di straordinaria bellezza in ambiente stupendo. Richiede esperienza e buona tecnica di arrampicata. A parte la prima lunghezza, tutta la progressione si svolge su difficoltà che non sono mai inferiori al V°. Molte relazioni indicano che il passaggio chiave della via sia al secondo tiro gradando questo passo come (V°+ o A0). A mio parere questo passo, se fatto in libera, è almeno VI°+ (c'è la presenza di un chiodo che protegge molto bene il passo e, eventualmente, può essere usato per azzerare), inoltre, secondo me, il passo chiave della via (almeno stando alla variante che noi abbiamo fatto) è la lunga e larga fessura della quinta lunghezza che oppone difficoltà di VI° da proteggere. Molto faticosa sia fisicamente che mentalmente. 
Probabilmente a causa del volo sul passo chiave, ho davvero sofferto molto questa via. Aver perso il piede in modo inspiegabile nel momento della ristabilizzazione mi ha reso molto insicuro nei successivi tiri, dove è assolutamente necessario fidarsi molto dei piedi in quanto l'arrampicata richiesta è di opposizioni, dulfer e spaccate mai su nette tacchette.
E' senz'altro la via più difficile che ho fatto nella mia modesta carriera alpinistica. Però che soddisfazione!! 


Rientro al Rifugio Torino
Il Dente del Gigante


http://www.archivioteca.it/wp-content/uploads/2014/07/Salluard.pdf

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