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giovedì 5 settembre 2013

Pilastro delle Stelle Cadenti alla Torre Bering (2500 m.s.l.m.)


Lombardia, Alpi Retiche, Gruppo Masino-Bregaglia, Val Toate, Costiera dei Cech, Morbegno (SO), Valtellina

Relazione attinente alla scalata sulla via di roccia al Torrione delle Stelle Cadenti alla Torre Bering. Ascensione effettuata in data 2 agosto 2013 da Toso e B.C.




L'alpinismo non deve essere un peso o un dovere,
ma una gioia
[Julius Kugy, Dalla vita di un alpinista,
Ed. Domus,  2005, p. 104]

Il Pilastro delle Stelle Cadenti alla Torre Bering
Itinerario automobilistico: Da Morbegno (SO) si sale alla piccola frazione di Poira (Vedi Ubicazione al termine di questo Post) e si lascia la macchina proprio alla fine della strada asfaltata nel piazzale della piccola e graziosa chiesetta;
Avvicinamento: Dal piazzale della chiesetta di Poira (1000 m.s.l.m.) seguire le indicazioni per Peccio e Ledino (cartelli indicatori di colore giallo). Arrivare al Peccio è facile in quanto una comoda carrareccia vi conduce nel volgere di 15 minuti. Giunti al Peccio il sentiero s'intrufola nel bosco di aghifoglie. Il sentiero, pur non essendo tenuto benissimo (presenza di alberi caduti che intralciano l'incedere), è molto ben tracciato. Si arriva nel volgere di pochi minuti ad una cappelletta della Sacra Famiglia e si prosegue sempre su sentiero. Dopo una ventina di minuti si arriva alla strada Tagliafuoco, la si attraversa e si prosegue sempre in salita per l'evidente sentiero che in 10 minuti porta al gruppo di baite del Peccio (1613 m.s.l.m., 60 minuti da Poira). Si prosegue per l'unica traccia di sentiero che sale l'ampio ed evidente canalone della Val Toate. La Torre Bering si erge davanti a noi. Si prosegue per il sentiero (che è stato fatto da poco in quanto sono stati fatti dei lavori di captazione acqua) che nel volgere di un'oretta porta nei pressi della Pilastro delle Stelle cadenti. Abbandonare il sentiero e, per gande, in 10 minuti all'attacco della parete sud;
Dislivello di avvicinamento: 1200 m. circa;
Lunghezze: 9;
Dislivello in arrampicata: 300 m. circa;
Quota di partenza (avvicinamento): 1000 m.s.l.m.;
Quota di partenza (arrampicata): 2200 m.s.l.m.;
Quota di arrivo: 2500 m.s.l.m.;
Difficoltà: D+ , V°+;
Soste: Alcune attrezzate a chiodi altre da attrezzare su spuntoni;

Esposizione: Sud;

Vie di fuga: Dopo il terzo tiro si può scendere a piedi dal canale che separa il primo torrione dal resto della via;
Tipo di roccia: Granito lichenoso; 
Materiale: Normale dotazione alpinistica con tutto il necessario per integrare. Chiodi forse utili per rinforzare qualche sosta, ma non necessari;
Tempo di arrampicata: Noi abbiamo iniziato a scalare alle 9.00 e alle 13.00 eravamo in vetta;
Discesa: Dal versante Nord con una doppia e poi a piedi con qualche passo di disarampicata;


Alba sui monti della Val Gerola
Attacco: Alla base di una placca rocciosa che termina sotto un tettino. Guardando attentamente in alto dove finisce la placca, proprio sotto il tetto, leggermente sulla sinistra, si può notare il cordino, bianco (sbiadito), della prima sosta su chiodi;


Il tracciato della via. Non è segnato l'ultimo tiro


Relazione:



Tra le fronde del Peccio s'intravede la Torre Bering. L'evidente struttura
rocciosa staccata, sulla sx, è il Pilastro delle Stelle Cadenti 


Primo Tiro (V°-, 40m.): Si sale la placca appoggiata cercando di seguire le  fessure all'uopo di proteggere con qualche piccolo friend e cercando di percorrere i tratti più facili. Si andrà in direzione del tetto tenendo la sinistra, fino ad arrivare in sosta. Pochi metri prima della sosta, a destra, c'è un chiodo, ma la B.C. non l'ha usato perchè salendo sulla placca proprio sotto la sosta, il chiodo rimane troppo a destra. Peccato, visto che questo è il primo degli unici due chiodi presenti in tutta la via. 



La B.C. sulla placca della prima lunghezza
Il Toso sulla prima lunghezza
Secondo Tiro (V°+, 50 m.): Dalla sosta si scende a sinistra per un salto  di circa 10 metri fino a raggiungere un'evidente cengia erbosa. La discesa non è particolarmente complessa, ma è meglio mettere qualche protezione per il secondo. Raggiunta la cengia si risale un diedrino che oppone, pronti via, un passaggio di V°+, ma si riesce a proteggere su uno spuntoncino a sx. Dopo questo passo, c'è un altro passo delicato soprattutto nello ristabilizzarsi (V°). Poi si prosegue su salti rocciosi inframezzati da erba con percorso da trovare. Non c'è nulla che indichi la via (chiodi, fettucce o altro) quindi è richiesto un po' di occhio. Consiglio di seguire il percorso più facile. Si arriva, dopo uno sbalzo roccioso (IV°) ad incontrare una fettuccia gialla sbiadita inserita su uno spuntone. Si prosegue ancora destreggiandosi al meglio seguendo sempre un percorso abbastanza verticale fino ad incontrare una sosta su due chiodi e fettuccia bianca. Questa sosta l'abbiamo attrezzata noi. A destra si distingue chiaramente una cengia erbosa e un percorso facile su roccette appoggiate che potrebbero rappresentare una via logica da seguire per la lunghezza successiva. Questo secondo tiro è quello chiave della via, sia per le difficoltà, ma soprattutto in quanto di difficile lettura. Data l'assenza di punti di riferimento io c'ho impiegato quasi un'ora per completarlo, anche perché ho dovuto attrezzare, exnovo, la sosta;


La parte iniziale, in discesa, della seconda lunghezza. Attenzione,
il Toso sta scendendo e mettendo sicure per il secondo
Arrivati all'evidente cengia, si inizia a scalare in salita
I primi metri oppongono difficoltà di V°+
La B.C. sulla seconda lunghezza. Si noti la discontinuità del tiro
e la sua non facile lettura
Terzo Tiro (IV°+, 40 m.): Dalla sosta siamo andati a destra, inizialmente su una cengietta erbosa e poi su roccia facile fino a raggiungere un diedro. Qui il percorso diventa logico, basta risalire la placca sulla sinistra del diedro. Nessun chiodo, ma si riesce a proteggere. Prima di arrivare alla fine del tiro si vince una bella placca d'aderenza e si arriva ad un colletto erboso tra il primo e il secondo pilastro. Attrezzare la sosta su friends proprio sotto il primo pilastro.


La B.C. all'inizio della Terza Lunghezza
La placca del Terzo Tiro, la sosta è in cima a dx
La B.C. in sosta tra il Primo Torrione e il resto della via


Quarto Tiro (V°, 40 m.): Se il secondo tiro è quello chiave, questo è il più bello e divertente. Dalla sosta si prosegue inizialmente per una facile cengia erbosa verso sinistra. Poi si inizia a scalare le roccette in direzione di un evidente diedro con al centro una grossa lama staccata dal resto della parete. Si scala questo diedro che oppone passi di V° e richiede un'arrampicata molto divertente e gratificante. Attenzione, al termine della lama, che c'è qualche sasso instabile. Verificare la solidità degli appigli da tirare. Una volta vinto il diedro, le difficoltà si abbassano e si prosegue con facile progressione, verso destra, fino ad incontrare una sosta su due chiodi nella parete immediatamente successiva. Lunghezza divertente e di soddisfazione.


Il diedro che caratterizza il quarto tiro. Si noti la lama staccata
La sosta tra il 3° e 4° tiro dalla quarta lunghezza 
Il Toso alla fine dello spettacolare Quarto Tiro


Quinto Tiro (IV°, 40 m.): Dalla sosta, andare a sinistra per un metro e poi risalire l'evidente placca che conduce sulla cresta. Da qui proseguire per cresta sul versante orientale fino ad incontrare un intaglio e sostare su uno spuntone con cordini. Attenzione, quando si percorre la facile cresta orientale lo spuntone con i cordini si trova a sinistra poco prima dell'intaglio. Può capitare di non vederlo, se non si volge lo sguardo in quella direzione e, magari, essere tratti in inganno dal chiodo (l'ultimo) che invece spicca sulla placca fessurata dopo l'intaglio.


La B.C. all'inizio del quinto tiro
La B.C. alla fine della placca iniziale della quinta lunghezza
Da qui si va a sx sulla cresta del versane est
La sosta su spuntone alla fine del quinto tiro


Sesto Tiro (V°+, 40 m.): Questo è un altro tiro particolarmente estetico ed elegante. Tant'è che ha voluto farlo la B.C. Dalla sosta si affronta l'evidente placca fessurata su cui occhieggia il secondo (ed ultimo) chiodo della via. Questo tratto iniziale, dove c'è il chiodo, oppone un paio di passi di V°+. Al termine della placca ci si sposta leggermente a sinistra e si attacca un vago diedrino con un po' d'erba al centro. Passaggi di IV°+ proteggibili con friend. Si arriva su un terrazzino erboso ove si sosta su chiodi.


La B.C. ingaggia la bella placca del Sesto Tiro
La B.C. alla fine della Sesta Lunghezza


Settimo Tiro (III°, 25 m.): Oramai siamo sulla cresta del Pilastro delle stelle cadenti. Si distingue chiaramente, a Nord-Est, davanti a noi la sommità del Pilastro e, a destra, la vetta della Torre Bering. Si prosegue con progressione facile sulla cresta. Noi abbiamo spezzato la progressione in cresta in due perché temevamo attriti della corda. Quindi si fa sosta su spuntoni. Tra l'altro si notano dei cordini su uno spuntone. Probabilmente qualcun altro ha avuto la nostra stessa idea;


La B.C. sulla cresta

Ottavo Tiro (III°+, 25 m.): Si prosegue sempre sulla cresta fino a che ci si deve spostare sul versante orientale ed arrampicare in discesa per circa 5 metri fino all'intaglio che precedete il torrione sommitale. Si sosta su un cordone fissato su massi e chiodo (cordone e chiodo li abbiamo messi noi per rinforzare un vecchio cordone presente in loco, anche perchè sarà da qui che ci dobbiamo calare);


La B.C. al termine della cresta affronta il tratto
in discesa fino all'intaglio



Il Toso in sosta sulla forcella tra cima e anticima.
A dx la sommità del Pilastro delle Stelle Cadenti
Nono Tiro (IV°+, 10 m.): Dalla sosta sull'intaglio si arrampica la paretina che si erge proprio davanti. Non ci sono chiodi (ovviamente), ma si riesce a mettere almeno due friends. E' un'arrampicata su placca lavorata che oppone passaggi di IV°. Si arriva sul filo di cresta e si prosegue a destra fino in cima al torrione. Da qui non si può far altro che scendere... "disarrampicando"... Essendo la cima molto stretta e priva di fessure non c'è neppure possibilità di far sosta per recuperare il secondo. Sarebbe bello riuscire ad attrezzare una sosta proprio qui sopra, almeno per fare una foto di vetta insieme al compagno di cordata. Dalla crestina si vede chiaramente anche la cima della Torre Bering. Per raggiungerla bisognerebbe calarsi sul versante orientale e risalire le roccette con percorso abbastanza facile. Il problema è che per scendere bisogna ritornare indietro alla sosta sull'intaglio... Noi ci siamo accontentati di aver raggiunto la cima del Pilastro.


Il Toso ingaggia l'ultima lunghezza. Si noti, a dx,
la vetta del Pilastro delle Stelle Cadenti



La cima del Pilastro delle Stelle Cadenti


Discesa: Ritornati, arrampicando in discesa, alla sosta sull'intaglio tra cima ed anticima (quella, per intenderci, tra l'ottavo e il nono tiro), ci si cala in corda doppia sul versante Nord. Noi abbiamo messo un chiodo e un cordone incastrato anche su alcuni massi per rinforzare la calata. Con una sola calata si arriva su un canale dal quale è possibile scendere abbastanza agevolmente camminando e facendo uno o due passi di "disarrampicata" (facili). Il recupero della corda non ha creato problemi, ma, se qualcuno volesse, potrebbe spezzare la calate in due parti dato che vi sono almeno due punti, attrezzati a chiodi e vecchi cordini, ove effettuare un'altra doppia. Usciti dal canale erboso in pochi minuti si arriva al sentiero di salita e da qui in una decina di minuti all'attacco della via.





Considerazioni finali:
 Vidi per la prima volta la Torre Bering un giorno della primavera del 2011, mentre correvo. Iniziai a raccogliere informazioni. Non sapevo neppure il nome di quella piramide rocciosa che spicca isolata sulla Costiera dei Cech. Solo Paolino, che sta diventando sempre più la memoria storica della Scuola d'alpinismo di Corsico, seppe dirmi il nome della montagna e mi procurò una relazione. Da quel giorno, per me e la B.C., divenne un dovere categorico, tentarci la scalata in vetta. Su internet si trovava davvero poco in proposito: un video su youtube e una relazione, piuttosto scarna, su un altro sito. Decidemmo di scalarla a pasqua del 2012, ma, a quel tempo, il meteo non fu dalla nostra. Un avvicinamento all'attacco, fatto dalla sola B.C. per esplorazione, rivelò una notevole presenza di verglas sulla placca iniziale. Piuttosto fastidioso. Finalmente, quest'anno (agosto 2013), arrivò il momento tanto atteso. Chiodi e martello erano attrezzi imprescindibili per tentare l'impresa. Escluse le soste, in via, ci sono solo due chiodi: uno al primo tiro e l'altro al terzultimo. Chiodi e martello si sono rivelati indispensabili per attrezzare la seconda sosta e per rinforzare l'ultima, prima di calarsi in doppia. Ora, la ripetizione può essere fatta anche senza chiodi e martello. La via è stata aperta nel 1976 e, da quella volta, le ripetizioni credo siano state veramente poche. Mi piacerebbe che, leggendo questo blog, altre cordate si approcciassero a questa struttura rocciosa. Isolata, sconosciuta, fuori dalle più blasonate mete della Valtellina, la scalata al Pilastro delle Stelle Cadenti della Torre Bering è una vera e propria soddisfazione. E' vero, il tiro chiave (il secondo) è un po' discontinuo, ma le altre lunghezze sono estetiche, impegnative e  divertenti. Non è raro che capiti, come a noi, di passare l'intera giornata, dall'avvicinamento alla scalata e al ritorno, in totale solitudine. Il che, per quel poco che conosco le montagne lombarde, non è come dire ciao! Sotto questo profilo, scalare questo Pilastro mi ha riportato agli ambienti, selvaggi ed isolati, delle montagne friulane.

Pur essendo sconosciuta e snobbata, questa salita merita rispetto e non deve essere sottovalutata. Ci sono due ore e mezzo di avvicinamento, si svolge in ambiente isolato, non ci sono bottoni d'acciaio (spit) ad indicare la via, quindi necessità di occhio per individuare il percorso e per mettere le protezioni veloci.   Il mio consiglio è: andate a ripeterla, non resterete delusi!



La vetta della Torre Bering. La via descritta conduce alla sommità
del Pilastro delle Stelle Cadenti che è discostato di qualche metro
rispetto alla cima della Bering

   
Riferimenti Bibliogarfici:
Pubblicazioni: L. Mottarella, G. Miotti, Sul Granito della Val Masino, Melograno ed., 1982 






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