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mercoledì 26 novembre 2014

Ferrata dell'Amicizia al Monte Zermula (2143 m.s.l.m.) + Ferrata degli Alpini al Zuc della Guardia (1911 m.s.l.m.)

Alpi Carniche Orientali, Friuli, Paularo (UD)

Relazione attinente al Trekking  al Monte Zermula (2143 m.s.l.m.) salendo per la Ferrata dell'Amicizia e allo Zuc della Guardia (1911 m.s.l.m.) per la Ferrata degli Alpini. Escursione effettuata il 25 ottobre 2014 da Toso e Piccola Impertinente

Forza e bellezza, a ognuno il suo,
ma questa notte dormo sul mio fianco preferito, 
il tuo.

[Toso, 
liberamente tratto da Magnifico,
Fedez feat. Francesca Michelin,
Pop-hoolista, 2014] 



http://www.archivioteca.it/wp-content/uploads/2014/11/Zermula-+-Zuc-della-Guardia.pdf



In rosso il sentiero, in blu le due ferrate


Dati Tecnici Trekking: Si tratta di un trekking ad anello che, salendo per la ferrata dell'Amicizia permette di raggiungere la vetta del Monte Zermula. Poi si scende dalla normale verso la Forca di Lanza e da qui si sale al Zuc della Guardia usufruendo della ferrata degli Alpini. Dalla vetta del basso e tozzo Zuc della Guardia, si scende per il sentiero attrezzato e si ritorna al Passo Cason di Lanza ove si aveva lasciato la macchina;

Percorso automobilistico: Da Paularo (UD) (vedi ubicazione alla fine di questo post) salire al Passo Cason di Lanza (1552 m.s.l.m.) ove sorge l'omonimo Rifugio, mediante una comoda (ma stretta) carrozzabile (circa 15 km). Si posteggia la macchina proprio nei pressi del Rifugio Cason di Lanza. Si può anche salire da Pontebba (come abbiamo fatto noi) lungo la selvaggia Val Pontebbana;

Quota di partenza: 1552 m.s.l.m. Parcheggio antistante il Rifugio Cason di Lanza all'omonimo Passo;
Quota di arrivo: 2143 m.s.l.m. Vetta del Monte Zermula, 1911 m.s.l.m. Vetta del Zuc della Guardia;
Dislivello Complessivo: 700 m. circa in salita;
Tempistica: Noi abbiamo iniziato alle 11.00 e siamo ritornati al Rifugio alle 18.00, però, una volta giunti in vetta allo Zermula ci siamo goduti gli strali autunnali per quasi due ore. Si consideri, pertanto le seguenti tempistiche:
alla Vetta dello Zermula 3 ore circa;
dallo Zermula alla vetta del Zuc della Guardia 1 ora e mezza;
dallo Zuc al parcheggio mezz'ora;
complessivamente, quindi, 5 ore;
Attrezzatura: Kit da ferrata e abbigliamento da trekking su ferrata;
Periodo Consigliato: Dalla primavera all'autunno purché senza presenza di neve. Già le condizioni che abbiamo trovato noi, e di seguito descritte, sono al limite e richiedono un minimo di esperienza alpinistica;
Difficoltà: EEA;
Segnavia: Tutti i sentieri sono segnalati da bandierine bianco-rosse;
Acqua: Alla partenza;
Punti di Appoggio: Il comodo e accogliente Rifugio Cason di Lanza posto a 1552 m.s.l.m.;
Esposizione: Il Trekking si sviluppa praticamente su tutte le esposizioni, però la ferrata dello Zermula è esposta a Nord, mentre quello dello Zuc della Guardia a Sud-Ovest;

Relazione:
Ero stato pochi giorni prima al Passo Cason di Lanza, con Tomada e, in una splendida giornata autunnale, avevamo scalato la via Nano Tremontino alla Creta d'Aip immersi nei magici colori delle craniche. Nel frattempo, però, le temperatura si sono abbassate e una spruzzatina di neve ha imbiancato le rocce della Nord del Monte Zermula. Io e la Piccola Impertinente valutiamo la situazione e decidiamo che, tutto sommato, dovremmo riuscire a fare la Ferrata dell'Amicizia, anche se siamo attrezzati con abbigliamento (quasi) estivo e scarpe basse da avvicinamento. Insomma, ci pagano per essere alpinisti o no???


Spruzzatina di neve al Passo Cason di Lanza. Lo Zermula
è avvolto da fugaci brume


Iniziamo a camminare sulla comoda carrareccia che conduce verso l'abbandonata caserma della G. di F.. Subito dopo prendiamo una traccia di sentiero (segnalata da bolli rossi, bianchi e gialli) che si dirama sulla destra. Per fortuna qualcuno che ci ha preceduti ha già battuto traccia.


Sentiero d'avvicinamento innevato

A Nord le brume avvolgono anche la Cima di Lanza
Senza particolari difficoltà, percorriamo il comodo sentiero che nel volgere di una cinquantina di minuti ci porta alla base della via Ferrata. Anche se la traccia era battuta, arriviamo all'attacco con le scarpe completamente fradice.

  
La Creta d'Aip ripresa dalla base della via ferrata dell'amicizia

Sentiero innevato


Dopo esserci imbragati e aver indossato (chi ce l'ha) il kit da ferrata, affrontiamo la prima rampa della Ferrata dell'Amicizia che si svolge su un diedro obliquo. L'inizio della ferrata è indicato da una targa metallica e da un evidente bollo tondo giallo e rosso. 
C'è presenza di neve, ma non infastidisce più di tanto, questi primi 20 metri sono leggermente strapiombanti e richiedono dei movimenti atletici anche se ci sono abbondanti possibilità di scaricare il peso sui piedi.

L'attacco della ferrata avviene sull'evidente diedro obliquo

Inizialmente la progressione è atletica, esposta e leggermente
strapiombante. La neve c'è ma, per fortuna, è poca



Usciti dal diedro, la verticalità e, conseguentemente, le difficoltà si abbassano, si prosegue ora su terreno più facile e in qualche breve tratto manca anche il cavo della ferrata (perché non serve) ma si vede sempre il successivo, quindi non c'è possibilità di perdersi.

La P.I. in uscita dal diedro iniziale

Oltre le nebbie gli Alti Tauri in territorio austriaco
La via prosegue senza particolari difficoltà su percorso logico in direzione di una placca posta nei pressi di un imponente diedro. Alla base del diedro e subito dopo, notiamo alcuni alpinisti. La visuale a nord, in territorio austriaco, spazia fino agli Alti Tauri e lentamente le brume della mattina lasciano spazio al sole. Per noi, però, in piena parete nord, il sole è ancora una chimera.

Per terreno facile si prosegue in direzione di una liscia placca
posta alla sinistra dell'evidente diedro






Mano a mano che saliamo la neve aumenta di spessore, ma non rappresenta un grosso problema. Siamo di ottimo umore e chiacchieriamo amenamente di facezie varie. Nel volgere di poco raggiungiamo due alpinisti alla base del diedro. Questi stanno tornando indietro. La placchetta, su cui solo ora riusciamo a distinguere delle rigole e dei campi solcati, presenta del verglas e loro non se la sentono di salirci. Un altro gruppo di alpinisti, invece, ha superato l'ostacolo ma, a detta loro, ha anche trovato diverse difficoltà. 



Lo spessore della neve aumenta all'aumentare della quota




Presenza di verglas sul diedro. Si noti il percorso della ferrata
Anche se noi abbiamo solo le scarpe basse (gli altri invece hanno gli scarponi) decidiamo di tentare lo stesso. Nello zaino ho uno spezzoncino di corda e mi propongo di fare sicura ai due alpinisti, ma questi declinano l'invito e restano della loro idea di ritirarsi. Affrontiamo il diedro. Effettivamente il vergals è piuttosto fastidioso e gli appoggi per i piedi sono decisamente scarsi e occorre selezionarli con cura. Comunque, con un po' di oculatezza e qualche trazione decisa sul cavo metallico, in pochi minuti arriviamo sulla cengia alla fine della placchetta verglassata.

Verglas sulle rigole calcaree



La neve non manca

La metà superiore del diedro

La P.I. verso la fine delle difficoltà
Fuori dal diedro si prosegue su una comoda cengia in direzione sinistra (faccia a monte) fino a raggiungere un successivo canale innevato ma non particolarmente difficile. Prima del canale c'è un pezzetto da fare senza assicurazione, ma si tratta proprio di una traccia di sentiero non esposta. Il cavo metallico successivo è comunque ben visibile e non si rischia di sbagliare.

Sulla cengia

Sul tratto privo di cavo

Il successivo canale
Si procede verticalmente fino al termine del canalino, poi ber balze rocciose, sempre protette dal cavo metallico, ci si porta in alto seguendo una direzione sinistrorsa, fino a raggiungere un altro tratto su cengia-traccia di sentiero non esposta e priva di catena.





La cengia facile ma sprotetta
Percorsa la cengia ci si trova al cospetto di un altro canale, verticale che oppone qualche passo strapiombante. La neve, oramai, è onnipresente e in qualche tratto l'infido verglas costringe a porre molta attenzione a cosa si calpesta. Saliamo in direzione della luce.

Dopo la cengia si affronta il successivo canale

L'uscita dal canale
Usciti dal canale si trova, sulla sinistra, la cassetta metallica rossa contenente il libro della ferrata. Poi si traversa ancora un tratto a sinistra e si affronta l'ennesimo canalino innevato. Sulla destra, in alto, la croce di vetta dello Zermula occhieggia al sole. Oramai si sente profumo di cima…

La cassetta contenente il libro della ferrata

Profumo di vetta



La P.I. affronta uno degli ultimi canalini
Al termine del canalino si affronta un altro diedro al termine del quale, in direzione sinistrorsa, per facili placche si esce al sole sulla erbosa parete sud dello Zermula.


Il diedro finale



Le facili placchette finali
Sul versante sud splende il sole. Qui c'è l'autunno caldo e assolato. Lì, sulla nord dello Zermula, sulla ferrata dove eravamo, c'è l'inverno. Sono le 13.30. Ci togliamo uno strato di vestiti, ci facciamo una foto soddisfatti, e proseguiamo su comodo sentiero verso ovet, verso la vetta dello Zermula (2143 m.s.l.m.) dove giungiamo nel volgere di 15 minuti.

Fuori dalla ferrata. Improvvisamente il sole, il caldo

Ad Ovest la vetta del Monte Zermula



E finalmente la vetta, la croce
Dalla vetta dello Zermula si gode di un panorama privilegiato su tutte le Carniche, le Giulie e i Tauri. Incantevole. Il clima è così piacevole che ci distendiamo su una zolla erbosa, a goderci gli strali di un piacevole sole autunnale.


La Creta d'Aip a Nord-Est

Ad Est le Giulie

L'omino di vetta che assomiglia una madonnina.
Sullo sfondo le Carniche e gli Alti Tauri




Discesa dallo Zermula: Dalla vetta, dopo esserci goduti qualche lungo momento di relax, prendiamo il sentiero che, andando verso sud-est ci porta, nel volgere di 30 minuti alla Forca di Lanza (1831 m.s.l.m.). Non passiamo alle postazioni della Grande Guerra che sorgono abbondanti sulla cresta dello Zermula, testimoni muti di un truce passato. Il nostro obiettivo è quello di salire sullo Zuc della Guardia mediante la via Ferrata degli Alpini. 


Il sentiero percorso in discesa

Zuc della Guardia, nostra prossima meta
Salita allo Zuc della Guardia: Dalla Forca di Lanza scendiamo per un centinaio di metri fino a quando incontriamo, sulla destra, un cartello indicatore in legno per lo Zuc della Guardia. Si segue la traccia di sentiero che inizialmente si destreggia nei meandri di una vecchia trincea e poi si sviluppa su una cengia erbosa (e innevata) a mezza costa e che conduce, nel volgere di una decina di minuti, all'attacco della Via Ferrata degli Alpini.


Sentiero a mezza costa innevato che porta all'attacco della Ferrata

La tozza piramide dello Zuc della Guardia


L'attacco della via Ferrata degli Alpini si trova nei pressi di alcuni trinceramenti della prima guerra mondiale. Viene identificato da una targa metallica e da una scaletta metallica che rappresenta il primo strappo verticale della via.


Trincee della Grande Guerra. L'attacco della via ferrata si
trova proprio alla loro destra


Il sentiero conduce proprio all'attacco della ferrata

La scala metallica che rappresenta l'inizio della ferrata
La ferrata è la via normale di salita (o discesa) allo Zuc della Guardia. Dopo aver superato la scaletta metallica iniziale, che è alta una decina di metri, si prosegue su facili rocce seguendo il cavo metallico che nel volgere di una ventina di minuti porta sulla vetta dello Zuc della Guardia (1911 m.s.l.m.). Non si segnalano particolari difficoltà o punti ostici. La ferrata è considerata facile, si svolge su una esposizione sud-Ovest e noi l'abbiamo trovata completamente priva di neve.


Tracce del primo conflitto mondiale


A metà via si trova il libro di ferrata

Foto di rito

Discesa dallo Zuc della Guardia: Si segue la traccia di sentiero che si sviluppa sul versante Nord-Ovest. Dopo pochi metri si incontrerà una catena proprio nei pressi di una matassa aggrovigliata di filo spinato. Poi si prosegue sul sentiero attrezzato fino alla base dello Zuc. Da qui si prende il sentiero che riporta, in 20 minuti, al Passo Cason di Lanza. Noi abbiamo trovato più difficoltà sul sentiero attrezzato in discesa che nella ferrata in salita. Questo perché l'esposizione a Nord-Ovest aveva mantenuto qualche insidiosa zolla nevosa. Comunque nulla di preoccupante.


Il sentiero attrezzato della discesa. Si noti il groviglio di filo
spinato, testimonianza di antiche... "ruggini"
Discesa ancora sulla neve

Fine dell'avventura, ora veloci all'accogliente Rifugio
Cason di Lanza





Considerazioni finali: Sulla ferrata dell'Amicizia al Monte Zermula ci sono stato proprio un sacco di volte. E' stata la prima via ferrata della mia vita. Erano anni di gioventù, di incoscienza, di scoperta e di grandi e facili entusiasmi, cocciuto e testardo, fortunato e sfrontato. Al tempo (se non erro era l'estate del 2000) ero salito completamente privo di protezioni e avevo coinvolto in questa follia la socia del tempo… E guai a tornare indietro… Ero un ragazzino presuntuoso, al quale si stavano schiudendo gli affascinanti incanti dei monti. Senza esperienza e poco buonsenso. Ma questa è una storia che racconterò un giorno, narrando le mie gesta, mentre berrò birra e fumerò la pipa, seduto nel bar del paese.
Poi c'ero tornato, forse l'anno successivo, coll'amico Boso. In
quel caso avevamo fatto, in salita, lo Zuc della Guardia e, in discesa, la ferrata dello Zermula. Soluzione, questa, che ha veramente poco senso. C'ero tornato, poi, ancora una volta, alcuni anni più tardi, ma avevo fatto la sola ferrata dell'Amicizia in salita, poi, discesa dal sentiero senza passare dallo Zuc della Guardia. 
Ad ogni modo, fin dalla prima volta che sono arrivato al Passo Cason di Lanza, ove sorge l'omonimo Rifugio, quell'estate del 2000, mi sono innamorato di questo posto. Si tratta di un incanto ameno ed appartato, fuori dalle grandi vie di comunicazione, dalla montagna firmata e dal turismo di massa. Offre degli splendidi pascoli soleggiati chiazzati da eleganti boschi di larici. Pendenze più o meno dolci, portano alla base di belle pareti calcaree ove si può arrampicare, camminare o, come nel post testé descritto, inerpicarsi su belle e non troppo difficili vie ferrate. Al Rifugio Cason di Lanza si mangia bene, i gestori sono accoglienti e la stessa struttura è proprio confortevole. L'allevamento di bovini consente di poter anche comprare prodotti caseari freschi. Insomma, tutto quello che è l'immaginario collettivo sulla montagna. Un vero e proprio quadro naif.
Così, con la bella Laura, detta Piccola Impertinente, siamo finiti, ad esplorare queste Alpi Carniche orientali. Qui, infatti, corre proprio il confine tra Carniche e Giulie. L'ascensione alle due vie ferrate, descritta in questo post, non oppone un ingaggio tecnico impegnativo. Anzi, entrambe sono considerate facili (quella dello Zuc della Guardia più di quella dello Zermula, e non solo perché è più corta), certo è che, grazie alle condizioni pseudo-invernali trovate,  l'avventura è stata speziata e divertente.
Aggiungiamo inoltre i colori di una tersa giornata di fine ottobre e la magia dell'autunno friulano. Se pensate che la magia non esista più, annientata dal consumismo globalizzato, allora andate in Friuli, in autunno, e lì la (ri)troverete. La magia. Proprio come quella delle fiabe.




Riferimenti Bibliografici:

Cartine:
Alpi Carniche Orientali Canal del Ferro, Foglio n. 018, Carta Topografica per escursionisti 1:25.000, ed Tabacco, Tavagnacco (UD), 2003

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