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Dislivellometro stagione Ski-alp 2010-11: 20.890 m.


martedì 23 luglio 2013

Via Mauri al Monte Visolotto (3348 m.s.l.m.)

Piemonte, Alpi Marittime, Gruppo del Monviso, Val Varaita, Cuneo

Relazione attinente alla prima ripetizione della via Mauri al Monte Visolotto nelle date del 5 e 6 luglio 2013 da Toso, GM e BC







I monti non devono essere i nostri nemici
[Julius Kugy, Dalla vita di un alpinista, 
ed. Domus, p. 7]


In rosso la via Mauri, in verde il percorso di discesa (Foto GM)
La targa commemorativa che è stata messa all'attacco della via (Foto GM)




Itinerario automobilistico: Risalendo la Val Varaita, in provincia di Cuneo, si lascia la macchina nei pressi della frazione di Castello poco prima dell'abitato di Pontechianale (Vedi ubicazione al termine di questo blog). C'è un ampio parcheggio ove lasciare la macchina posto proprio nei pressi del Rifugio Alevè (i cui gestori si sono rivelati di una gentilezza e di una squisitezza davvero esemplare). Il sentiero inizia subito dopo il ponte sul torrente Vallanta. Abbondanti indicazioni per il Rifugio Vallanta;


La bella Val Vallanta che viene percorsa
 per raggiungere l'omonimo Rifugio


Avvicinamento: 2 ore al Rifugio Vallanta (2450 m.s.l.m.) + 45 minuti all'attacco della via. Noi abbiamo dormito al Rifugio Vallanta, cosicché il primo giorno lo abbiamo utilizzato per andare al rifugio e il secondo per fare la via. 

Per arrivare al Rifugio Vallanta si segue il sentiero che, ripido nella parte iniziale, percorre la sinistra orografica dell'omonimo torrente. Ci vogliono circa 2 ore per arrivare al rifugio percorrendo una splendida vallata che regala scorci di straordinaria bellezza. Non ci sono difficoltà per arrivare al Rifugio anche grazie alla presenza di numerosi cartelli che indicano la retta via.
Più complesso, invece, arrivare all'attacco della via. Dal Vallanta, dapprima, ci si dirige verso il Rifugio Gagliardone (2450 m.s.l.m.) che sorge a 5 minuti di distanza. Da qui si punta al nevaio che sorge a Nord-Est sul fondo dell'evidente canalone. Al termine del canale (pendenza fino a 40°, consigliati i ramponi) ci si sposta decisamente a destra, in direzione del filo di morena che separa dal ghiacciaio di Vallanta. Raggiunto il filo della morena lo si percorre andando a sinistra (faccia a monte) in direzione della piramide rocciosa di colore rossastro, che è appunto il Monte Visolotto. L'attacco della via è posto proprio sotto l'evidente diedro-camino che si nota sulla parete rocciosa (il secondo diedro partendo da destra);


In rosso evidenziato il percorso di avvicinamento.
La piramide al centro della foto è il Visolotto (3348 m.s.l.m.)
Alla fine del canalone si deve tenere la destra in direzione
del filo di morena e poi a sinistra fino all'attacco


Dislivello di avvicinamento: 850 m. circa dal parcheggio al Rifugio Vallanta, 400 m. circa dal Rifugio Vallanta all'attacco della via Mauri;


Lunghezze: 8 tiri;

Dislivello in arrampicata: 300 m. circa;

Quota di partenza (avvicinamento): 1600 m.s.l.m. circa;

Quota di partenza (arrampicata): 2850 m.s.l.m. circa;

Quota di arrivo: 3150 m.s.l.m. circa;

Difficoltà: VI°+ ;

Soste: Attrezzate con uno spit e cordone su masso o clessidra ;

Esposizione: Ovest;

Vie di fuga: Nessuna;

Tipo di roccia: gneiss;

Materiale: Normale dotazione alpinistica, portare nuts e friends per integrare, ramponi per l'avvicinamento su nevaio, utili ma non necessari chiodi e martello nel caso non si trovi la seconda sosta per calata in corda doppia;
Tempo di arrampicata: Abbiamo iniziato alle 09.00 e siamo arrivati al termine della via alle 13.00;

Discesa: Due calate in doppia più discesa per tracce di sentiero fino alla base. 1 ora e mezza fino alla base, 30 minuti per tornare al Rifugio 1 ora e mezza dal Rifugio Vallanta alla macchina;


Il Rifugio Vallanta (2450 m.s.l.m.) visto dalla via Mauri al Visolotto
(Foto GM)
Evidenziato il percorso per il Rifugio Vallanta (in viola) e per
l'attacco della via Mauri al Visolotto (in verde)



Attacco: L'attacco della via è rappresentato da una bella placca lavorata che sale in direzione di uno speronino. L'attacco è identificabile per la presenza della targa commemorativa dedicata a Maurizio Carcereri, amico e socio di corda di GM;


L'attacco dell via segue le placche
dell'evidente speroncino


Primo Tiro (IV°, 40m.): Lo sviluppo di questo primo tiro è piuttosto logico e segue lo sperone per placche e gradoni fino ad arrivare alla sosta che si trova a destra in direzione del diedro bagnato. Sosta su spit e cordone;



Toso alla fine del primo tiro (Foto GM)



La BC sulla prima lunghezza


Secondo Tiro (IV°, 35m.): Dalla sosta, volgendo lo sguardo a destra in direzione del diedro bagnato, si nota chiaramente un cordone spuntare tra le rocce bagnate. E' proprio da quella parte che si deve andare e il cordone che si vede è la prima protezione che s'incontra dopo la sosta. Si supera tutta la parte bagnata che, a parte l'insidia della scivolosità, non presenta alcuna difficoltà tecnica e si affronta la successiva placca verso destra. Si trova un chiodo a metà placca e si prosegue in direzione destrorsa fino ad arrivare in sosta proprio sotto un bellissimo diedro rosso;


La prima parte della seconda lunghezza è
spesso bagnata



Toso sulla seconda lunghezza (Foto GM)



Terzo Tiro (V°+, 60m.): Si sale lo spettacolare diedro rossastro che si erge davanti alla sosta caratterizzato da una piccola fessura su cui spicca un chiodo. Il diedro oppone difficoltà di V° e, a parte il chiodo anzidetto, potrebbe essere necessario usare protezioni veloci. Si esce dal diedro con un movimento atletico sulla sinistra V°+. A questo punto ci si trova su una bella placca lavorata e sfruttando i punti deboli della roccia si progredisce dapprima sulla destra e poi sulla sinistra fino a raggiungere l'inizio del lungo diedro camino. Lo si affronta con passaggi che oppongono difficoltà fino al V°. Consigliato l'utilizzo di protezioni intermedie. Si arriva in sosta, dopo quasi 60 m di arrampicata, su uno spit e un cordone su clessidra;




Il diedro che caratterizza la prima parte della terza lunghezza
Toso sul diedro della terza lunghezza
La BC sul terzo tiro. (Foto GM)


Quarto Tiro (V°+, 50 m.): Dalla sosta si prosegue vincendo facili gradoni in direzione del l'evidente camino, alla cui base, sulla destra, spicca uno spit. Rinviato, si entra nel camino con un movimento inizialmente difficoltoso, dovuto alla notevole ristrettezza delle pareti (sconsigliato avere zaini in spalla). Poco dopo le pareti diventano più ampie e questo permette una progressione più comoda. Si arrampica verso la luce, sfruttando prese, appigli e appoggi su ambo le pareti, fino ad uscire in cima al camino ove si sosta. La sosta è su due spit, posizionata sul lembo destro della fessura, piuttosto scomoda.  Lunghezza che, pur non essendo la più difficile della via è quella più peculiare, curiosa ed interessante;


Toso alla partenza della quarta lunghezza (Foto GM)
La B.C. in opera nello stretto camino (Foto GM)
L'entrata nel camino è particolarmente stretta


Quinto Tiro (V°+, 50 m.): Dalla sosta, si prosegue per facili gradoni fino ad arrivare ad una placca più verticale su cui troneggia uno spit. La si affronta senza particolari difficoltà (IV°+) fino a giungere alla sua sommità ove, a sinistra, si erge un muretto verticale(leggermente strapiombante), esposto e con roccia molto lavorata su cui è presente un altro spit. Sfruttando la roccia sulla destra che ci consente di alzarsi il più possibile, si riescono a trovare ottimi appigli che, con un'arrampicata atletica, permettono di  guadagnare la sommità di questo primo torrione (V°+, possibile integrare). Si arriva in sosta su spit e cordone su masso incastrato;


La prima parte della quinta lunghezza. Le difficoltà
iniziano dove c'è il Toso
La B.C. in opera sul quinto tiro (Foto GM)

Sesto Tiro (III°, 60 m.): Di fatto è un tiro di raccordo, poco interessante, tra la prima parte della via e l'ultima. Si prosegue inzialmente in discesa e poi con percorso logico su roccia facile, stando alla sinistra della cresta, fino al termine della corda. Sosta su spit e cordone su masso incastrato;


In rosso evidenziato il percorso della sesta lunghezza (Foto GM)


Settimo Tiro (V°, 30 m.): Si affronta inizialmente una bella placca lavorata e poi un bel diedro protetto con uno spit. Usciti dal diedro si sosta su una comoda cengia. Nella versione originale questo tiro era un tutt'uno con il successivo, ma, con questa ripetizione, ci siamo accorti che la corda diventava troppo pesante proprio in concomitanza del passaggio chiave della via. Abbiamo quindi deciso di spezzare la lunghezza in due parti;


Il Toso sulla settima lunghezza (Foto GM)
La BC in uscita dal diedro del settimo tiro (Foto GM)


Ottavo Tiro (VI°+, 30 m.): Dalla sosta si distingue chiaramente quella che è la linea dell'ultima lunghezza da affrontare. Si deve vincere inizialmente una bella fessura su roccia rossa. La prima parte è protetta con uno spit posizionato sul lembo sinistro della fessura. Lo spit è piuttosto in alto quindi, per quelli bassi, è necessario lavorare bene di piedi con movimenti delicati. La seconda parte della fessura richiede un movimento di forza e permette di proteggersi ad un cordone incastrato su una clessidra. Poi, ci si sposta a sinistra e si affronta l'ultima parte del tiro, sempre su fessura, che richiede, ancora, un movimento di forza. Possibile integrare con friend. Si esce su comodo terrazzino ove si sosta. Attenzione: su quest'ultima lunghezza abbiamo rilevato la presenza di roccia instabile, probabilmente dovuta al fatto che si tratta di terreno ancora (quasi) vergine. GM ha superato le difficoltà con una elegante progressione in Dulfer;


Il Toso nella prima parte dell'ultimo tiro (Foto GM)
Toso ingaggia l'ultima difficoltà della via
La classe di GM che vince in dulfer la bella fessura


Discesa: Dall'ultima sosta si può procedere fino in vetta al Visolotto, seguendo la facile, ma lunga, cresta che oppone difficoltà di III°-IV° interamente da attrezzare. Oppure, come abbiamo fatto noi, scendere in corda doppia procedendo in diagonale sinistra (faccia a monte) rispetto alla sosta.  Dopo circa 40 m. si dovrebbe trovare un'altra sosta per fare un'altra calata da 60 m. Noi, la seconda sosta per la calata non l'abbiamo trovata, ma agevolmente ne abbiamo attrezzata una. Al termine della seconda calata ci si ritrova su un terreno a gradinato, facile, ma da non sottovalutare per la presenza di sassi scivolosi e sdrucciolevoli, che richiede attenzione. Si procede in discesa per una ventina di minuti, seguendo anche tracce di sentiero percorse da stambecchi, fino ad arrivare alla base della via. Percorso piuttosto logico, ma in caso di nebbia prestare attenzione e tenersi sempre sulla sinistra (faccia a valle);


La traccia indica ove fare le doppie

Considerazioni finali: Si tratta di una bellissima via, in ambiente straordinario qual è quello del massiccio del Monviso. L'arrampicata richiesta non è mai banale, sempre varia, tecnica e regala grandi emozioni. Gli spit presenti in via non tolgono pressoché nulla alle difficoltà complessive e richiedono, perciò, l'utilizzo di protezioni veloci. Straordinario, perché non capita tutti i giorni, il tiro in camino, ma anche altre lunghezze, come la terza o la quinta, sono munifiche di grandi soddisfazioni.
Se proprio devo trovare un difetto a questa bella via, direi che è un peccato che non arrivi in cima, ma si fermi solo a metà Visolotto.
E' stato un onore, per me, ripetere, per la prima volta, insieme a GM e BC questa via che è stata dedicata a Maurizio Carcereri.
Molto positivo anche il Rifugio Vallanta, comodo, accogliente e con gestori simpatici.

I protagonisti. Fino al Rifugio Vallanta è stata con noi anche Laura,
il giorno dopo lei è salita sulla cima della Losetta
Riferimenti Bibliografici:
Testi: Bruno Michelangelo, Monte Viso, alpi cozie meridionali,Guida dei Monti d'Italia, CAI e TCI, San Donato Milanese (1998), pp. 451-460


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